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Tante maestre sbagliano lavoro, ma nessuno le ferma

In pochi giorni le cronache hanno riportato notizia di maltrattamenti in asili nido, scuole dell’infanzia, centri per persone con disabilità. daniele novaraPer il pedagogista Daniele Novara il problema centrale è il «reclutamento, assolutamente inconsistente». Chi svolge un ruolo educativo deve saper fare i conti con la propria emotività e gestire un gruppo: «questo però nessuno lo verifica, nemmeno nel concorso in arrivo»

Leggiamo spesso di maestre di asilo nido e scuola dell’infanzia, ma anche di educatori di centri per persone con disabilità, che maltrattano le persone loro affidate. Qual è il problema?
I problemi sono molteplici, quello principale è che da anni ormai tutto il settore educativo è stato trascurato al punto da creare situazioni sconcertanti dal punto di vista organizzativo e nella gestione del personale, che è la cosa più delicata. In questo quadro c’è la possibilità – dico possibilità – che persone inadeguate scelgano questo tipo di professione un po’ per ripiego, senza rendersi conto che è un lavoro molto difficile perché ti coinvolge profondamente sul piano emotivo, della tua storia personale, delle proiezioni che si fanno nei confronti delle persone che hai di fronte: disabili, bambini piccoli, adolescenti… persone che sono portatori di carenze e fragilità. L’educatore inadeguato non accetta le carenze dell’alunno ma le vuole eliminare e per eliminarle aggredisce letteralmente la persona che ha dinanzi.

Lei ha parlato di una «totale inconsistenza del sistema di reclutamento di insegnanti e educatori». Vede quindi un problema comune a asili nido, scuole dell’infanzia e centri per persone con disabilità?
È necessario distinguere pubblico e privato, il pubblico ha un sistema di reclutamento che possiamo criticare ma ha sue caratteristiche, mentre nel privato c’è solo la scelta del gestore. In Italia moltissimi nidi sono affidati al privato o al privato sociale, dove non esistono criteri di selezione del personale omogenei, posso trovare eccellenze e posti disastrosi. La seconda cosa è che lo stipendio di un operatore di nido si aggira sui mille euro, lei capisce che è probabile, succede, è facile che con un riconoscimento così basso questo lavoro non sia la prima scelta dei giovani migliori. Quindi c’è un pericolo. Eppure i danni grossi si fanno proprio sui bambini piccoli, sono danni irreversibili, è incomprensibile che un prof delle superiori prenda 1.700 euro e un’educatrice del nido 1.200 euro. In terzo luogo, siamo in una situazione molto pericolosa perché i tagli degli ultimi anni sono stati molto pesanti, direi violenti, tanti nidi hanno chiuso: è un momento di fragilità per il sistema. (continua)

Fonte: Vita – articolo di Sara De Carli