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India emergenza bambine: per salvarle bisogna educare le coscienze

India emergenza bambine: per salvarle bisogna educare le coscienze.

In 70 villaggi dell’India da anni non nascono bambine. Ogni giorno nel Paese 2mila ragazze vengono uccise. In media ogni 1.000 maschi nascono solo 914 femmine. Indizi di una discriminazione di genere. Queste sono le cifre di uno dei Paesi indicato come superpotenza del futuro, ma ancora pieno di contrasti.

Lo scorso 29 gennaio 2015 la Corte suprema dell’India ha ordinato a Google, Yahoo e Microsoft di bloccare le pubblicità sui test prenatali per scoprire il sesso del feto.

Nel Paese asiatico i Preconception and Pre-Natal Diagnostic Techniques (Prohibition of Sex Selection) Act 1994 rende illegale l’uso di particolari esami per determinare il sesso del feto. Tuttavia, la norma è ampiamente disattesa da medici conniventi e da coppie che vogliono avere un figlio maschio.

Per il momento, i colossi digitali hanno risposto spiegando che le loro pubblicità non violano le leggi indiane.

Fonti: Piattaforma Infanzia, Asia News

Educazione e democrazia

Educazione e democrazia.
Stimoliamoli e dire quello che pensano e a pensare quello che dicono*.

Perché i pesci non annegano? Perché i grandi hanno sempre ragione? Perché si mangia? Il gioco dei perché è il più vecchio del mondo, diceva Gianni Rodari.
Tanti perché vivacizzano il mio giorno lavorativo nel nido d’infanzia, a cui cerco di rispondere, uno per volta, emotivamente e razionalmente. Perché!?
In Democracy and Education, John Dewey considerava la scuola come luogo di esperienza e di formazione primaria a quella della vita quotidiana contestualmente democratica. I processi democratici, affermava, non sono e non dovrebbero essere legati solo a fatti politici e governativi, ma dovrebbero esserlo con i cittadini; tale relazione è da attuare attraverso la loro partecipazione consapevole. Tale binomio “partecipazione consapevole” necessita di una valida pedagogia dell’individuo e della collettività, che deve iniziare già da quando si è bambini.
Educare alla democrazia non significa soltanto insegnare educazione civica nell’ora designata o accennare ai bambini qualcosa sulla Convenzione dell’infanzia o la Costituzione, seppur molto importanti. Educare alla democrazia al nido come a scuola significa soprattutto far fare al bambino quotidianamente esperienze di vita democratica, considerando i bambini come esseri pensanti e quindi “persone” a cui chiedere la loro opinione tutte le volte che è possibile.
Come già affrontato nel post La guerra spiegata ai bambini, perché i bambini si abituino a pensare autonomamente occorre che gli adulti diano loro occasioni di scambio e confronto, incoraggiandoli, domandando, ascoltando, intervenendo e rispondendo.
Alla domanda di un mio alunno, come ho già anticipato, cerco sempre di rispondere e cerco sempre di fermarmi quel poco che serve per chiedergli il perché di quel punto interrogativo.
Perché?
Perché è così che inizia una condivisione di una modalità comportamentale, e in un istante ci ritroviamo a parlare, a raccontare, ad ascoltare, ad accettare l’altro: Democrazia.

E i miei alunni sono persone di età compresa tra i 2 e i 3 anni.

Un certo numero di persone non diventano società perché vivono fisicamente vicine, come un uomo non cessa di essere socialmente influenzato per il fatto che vive tanti metri o chilometri lontano da altri. (…). Degli individui non compongono un gruppo sociale nemmeno perché lavorano tutti per un fine comune. Le parti di una macchina lavorano con un massimo di cooperazione, per un risultato comune, eppure non formano una comunità. Se però invece fossero tutte consce di questo fine comune e vi fossero tutte interessate in modo da regolare la loro attività specifica verso di esso, allora esse formerebbero una comunità. Ma questo richiederebbe la comunicazione. Ognuno dovrebbe sapere ciò che l‟altro intende, e dovrebbe in qualche modo tenere l‟altro informato dei propri scopi e progressi. Il consenso esige la comunicazione.”

(John Dewey, Democrazia e educazione, La Nuova Italia, Firenze, 1959, pag.6)

*da Educare alla legalità, Salani Editore, pag.106

Illustrazioni di Giulia Orecchia.

La guerra spiegata ai bambini

La guerra spiegata ai bambini.

I fatti dolorosi delle ultime settimane da Parigi alla Nigeria, ai fatti di cronaca locale non meno terribili, pongono davanti agli occhi degli adulti e dei bambini una violenza senza fine.
Un girotondo intorno ad un mondo in guerra.
E’ lecito chiedersi fino a quando bambini e ragazzi dovranno pagare queste scelte violente.
E’ lecito che i bambini chiedano cos’è, perché, c’è la guerra da qualche parte. La guerra deve essere spiegata ai bambini.
Non bisogna pensare ai bambini come a degli specchi che si limitano a rimandare indietro, come un semplice riflesso, le notizie e le immagini degli eventi che avvengono loro intorno.
Non sono degli specchi i bambini, anzi tutt’altro; sono di un materiale gommoso pronto a recepire e inglobare tutto ciò che gli si pone di fronte, anche la violenza e la guerra: interiorizzano, relazionano i fatti, analizzano con il loro bagaglio culturale ed emotivo. Questa capacità gli permette di adeguarsi, plasmarsi all’ambiente che li circonda, ma li rende anche vittime, dell’isolamento, della solitudine, della paura, vittime di guerra, della povertà, di manipolazioni da parte degli adulti, che vedono in questa caratteristica, unica dell’infanzia, la possibilità di trarne benefici propri. E’ lecito chiedersi cosa possiamo fare. Intanto, possiamo difenderli con le parole. Parlare con loro. Con i termini giusti: è importante il significato delle parole. Dalle parole il sapere. Dal sapere la conoscenza. Dalla conoscenza l’educazione. Dall’educazione la riflessione. Dalla riflessione l’idea. Dall’idea al pensiero. Il loro pensiero accompagnato, il pensiero dei bambini sulla guerra, la violenza, l’illegalità, la diversità.
Non dovremmo dare per scontato i pensieri dei bambini, così come la loro capacità di comprendere.
Parlare con loro delle cose belle e di quelle brutte, è una delle cose che educatori, insegnanti, genitori hanno l’obbligo di dare all’infanzia per non lasciarli soli, a girare in tondo, a giocare al girotondo con il mondo.

“I bambini devono sapere; è meglio sapere le cose invece che succedono le cose senza sapere, ad esempio della guerra, della morte.”

 

La frase è di una bambina tra i 4 e i 5 anni sull’argomento “Conoscere” da In viaggio coi diritti delle bambine e dei bambini, Autori i bambini stessi (Reggio Children).

Una passeggiata nel parco tra Tirannosauri e Diplodochi

A Villa Acerbo di Caprara, Il Mondo dei Dinosauri, una delle più grandi mostre di dinosauri.

Vi ricordate il film di qualche anno fa, Una Notte al Museo? La pellicola, per chi non l’ha vista o non la ricorda, è molto divertente con una trama semplice ma ben giocata, dove Ben Stiller, l’attore protagonista, interpreta un padre che dopo la separazione con la moglie e aver perduto il lavoro, cerca disperatamente di fare del suo meglio per riconquistare la stima di suo figlio. Verrà assunto come guardiano notturno presso il Museo di Storia Naturale, dove scoprirà che, al calare della notte tutte le creature che lo circondano tornano in vita…

Scene che fanno sognare ed immaginare sia grandi che bambini; come sarebbe magico poter dormire sotto l’acqua blu di una sala oceanica, a naso in su guardando il cielo di un planetario o accanto ad un gigantesco animale preistorico. Forse nell’ultimo caso però qualcosa è possibile… Come? Shhhh, avvicinatevi…Vi ho raccontato tutto questo, perché a trasportarci in una meravigliosa avventura non sarà un museo, ma uno splendido e storico parco di una città abruzzese.

Armiamoci quindi di coraggio e curiosità per affrontare una delle mostre più interessanti e grandiose degli ultimi anni, World of dinosaurs, proposta dalla Wonderworld Entertaiment (Hofkirchen, Regnersdorf 3 Austria) e fortemente voluta dall’amministrazione comunale di Spoltore provincia di Pescara. Ad accogliere dal 6 dicembre 2014 al 18 marzo 2015 ben 55 modelli di animali preistorici a grandezza naturale, accuratamente ricostruiti in un centro di paleontologia in Germania, sarà la città di Caprara nella sua storica Villa Acerbo, una struttura architettonica di grande valore artistico immersa nel verde di incantevoli giardini. La mostra didattico-educativa cercherà di allontanarsi dalla staticità del museo per trasformarsi prontamente, non con l’aiuto della notte come nel film ma con la forza del verde della natura, in un viaggio dinamico; i grossi dinosauri, mammut, bradipi, gliptodonti, apatosauri, si mostreranno desti nello scrutare il mondo circostante, la loro reazione ad un qualsiasi rumore, suono o presenza è quella istintiva, pronti all’attacco, alla difesa, alla corsa, alla fuga.

L’iniziativa ha in sé una seconda finalità, quella di riconsegnare il giusto valore ad un patrimonio culturale abruzzese, Villa Acerbo, una dimora dell’Ottocento e il suo grande parco.

Chissà, se non ne approfitterà in un momento di pausa tra un camino e l’altro, anche Babbo Natale, si racconta sia un appassionato di dinosauri e di storia naturale!

Per maggiori informazioni circa orari e biglietti, per ora non pervenuti, consigliamo di contattare il Comune di Spoltore al numero 08549641 del centralino o per email: info@comune.spoltore.pe.it

Sarà comunque nostro interesse pubblicare un nuovo post non appena saremo in possesso di tutti i dati utili.

Buona preistoria a tutti!