Archivi tag: diritti

La guerra spiegata ai bambini

La guerra spiegata ai bambini.

I fatti dolorosi delle ultime settimane da Parigi alla Nigeria, ai fatti di cronaca locale non meno terribili, pongono davanti agli occhi degli adulti e dei bambini una violenza senza fine.
Un girotondo intorno ad un mondo in guerra.
E’ lecito chiedersi fino a quando bambini e ragazzi dovranno pagare queste scelte violente.
E’ lecito che i bambini chiedano cos’è, perché, c’è la guerra da qualche parte. La guerra deve essere spiegata ai bambini.
Non bisogna pensare ai bambini come a degli specchi che si limitano a rimandare indietro, come un semplice riflesso, le notizie e le immagini degli eventi che avvengono loro intorno.
Non sono degli specchi i bambini, anzi tutt’altro; sono di un materiale gommoso pronto a recepire e inglobare tutto ciò che gli si pone di fronte, anche la violenza e la guerra: interiorizzano, relazionano i fatti, analizzano con il loro bagaglio culturale ed emotivo. Questa capacità gli permette di adeguarsi, plasmarsi all’ambiente che li circonda, ma li rende anche vittime, dell’isolamento, della solitudine, della paura, vittime di guerra, della povertà, di manipolazioni da parte degli adulti, che vedono in questa caratteristica, unica dell’infanzia, la possibilità di trarne benefici propri. E’ lecito chiedersi cosa possiamo fare. Intanto, possiamo difenderli con le parole. Parlare con loro. Con i termini giusti: è importante il significato delle parole. Dalle parole il sapere. Dal sapere la conoscenza. Dalla conoscenza l’educazione. Dall’educazione la riflessione. Dalla riflessione l’idea. Dall’idea al pensiero. Il loro pensiero accompagnato, il pensiero dei bambini sulla guerra, la violenza, l’illegalità, la diversità.
Non dovremmo dare per scontato i pensieri dei bambini, così come la loro capacità di comprendere.
Parlare con loro delle cose belle e di quelle brutte, è una delle cose che educatori, insegnanti, genitori hanno l’obbligo di dare all’infanzia per non lasciarli soli, a girare in tondo, a giocare al girotondo con il mondo.

“I bambini devono sapere; è meglio sapere le cose invece che succedono le cose senza sapere, ad esempio della guerra, della morte.”

 

La frase è di una bambina tra i 4 e i 5 anni sull’argomento “Conoscere” da In viaggio coi diritti delle bambine e dei bambini, Autori i bambini stessi (Reggio Children).

DISEGNO di LEGGE 1260: Domani MANIFESTAZIONE a PINETO

DISEGNO di LEGGE 1260: DOMANI MANIFESTAZIONE a PINETO!

Ci si incontra tutti domani a Pineto per continuare con la raccolta firme a favore del DISEGNO di LEGGE 1260 che  crede nei diritti dei bambini di poter godere di servizi di qualità, come ASILI NIDO e SCUOLE dell’INFANZIA in continuità tra loro all’interno di un SISTEMA INTEGRATO, con personale qualificato e ad un costo adeguato, esenti dal PATTO di STABILITA’ cioè senza vincoli di spesa e assunzione di personale; con adeguato piano di cofinanziamento dal 2014 al 2020 da parte dello Stato; collocati all’interno del MINISTERO dell’ISTRUZIONE; con precise funzioni e compiti dello STATO, delle REGIONI, dei COMUNI.

Disegno Legge 1260 Manifestazione Pineto
Disegno Legge 1260 Manifestazione Pineto

MANIFESTAZIONE A PINETO:

Si parte da Piazza della Libertà alle 14,30 con un corteo  e il lancio finale di tanti palloncini a dimostrazione della richiesta  e della necessità di un concreto cambiamento!

A seguire al Teatro Polifunzionale alle ore 16,30 ci sarà un seminario sul DISEGNO LEGGE 1260 e una Tavola Rotonda con numerosi illustri partecipanti.

VI ASPETTIAMO DOMANI

alla MANIFESTAZIONE a PINETO per il DISEGNO di LEGGE 1260!

 

Un Protocollo importante firmato tra l’Arma dei Carabinieri e il Garante per l’infanzia e l’adolescenza

Un’Intesa che avrebbe aiutato i due carabinieri della favola di Pinocchio.

Vi ricordate l’immagine dei due carabinieri che portano via Pinocchio?

Pinocchio_e_i_carabinieriSì, proprio questa! 

Bene, oggi Pinocchio non sarebbe più così spaventato.

Lo scorso 27 novembre il Garante per l’infanzia, Vincenzo Spadafora, ha firmato il Protocollo d’intesa con il Generale Vincenzo Giuliani, Comandante delle Scuole dell’Arma, con l’obiettivo di pianificare dei cicli mirati di conferenze sulla tutela dei diritti dei minorenni destinate ai frequentatori dei corsi di formazione di alcune delle scuole militari dei carabinieri, marescialli e brigadieri.

Come ha raccomandato il Comitato ONU, tutte le Forze dell’Ordine devono ricevere una formazione “obbligatoria, iniziale e continua” che permetta loro di affrontare correttamente e con la necessaria professionalità tutte quelle situazioni che vedono, sfortunatamente, protagonisti i bambini e gli adolescenti. Conoscere il loro mondo, i loro diritti, ridare attenzione meritata ed adeguata all’infanzia, spesso messa in secondo pano, significa occuparsi del futuro.

Questo Protocollo sigla un impegno permanente tra Arma e Garante, attivi entrambi per uno scopo comune: attuare pienamente la Convenzione sui diritti dell’infanzia.

A nome di Pinocchio,  dei due  carabinieri e di tutti i bambini di ieri e di oggi: grazie!

A questo link si può scaricare il Protocollo (PDF).

Quattro giorni Quattro dopo l’Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia

Uno sguardo sull’infanzia nel Mondo in questi 25 anni.

Le nostre riflessioni post Giornata Mondiale dell’infanzia e 25° Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia continuano mondolasciando l’Italia e camminando in tondo per tutto il pianeta.

Le condizioni dei bambini nel mondo in questi 25 anni, come accaduto per quelli italiani, è migliorata per molti aspetti:

  • concreta riduzione della mortalità infantile prima dei 5 anni 

  • riduzione dei problemi connessi con la mal nutrizione

  • riduzione del lavoro minorile (sceso di 78 milioni)

  • messa al bando in molti paesi (tot. 42) delle punizioni corporali.

Tuttavia, permangono ancora cifre preoccupanti, che richiedono l’attenzione di noi tutti e atti concreti della politica internazionale:

  • 1 milione di bambini che vive in zone di conflitto

  • 1 miliardo e mezzo di bambini che subisce una qualsiasi forma di violenza

  • 650 milioni di bambini che vivono in povertà

  • 57 milioni di bambini che non ricevono istruzione scolastica

  • 230 milioni di bambini non registrati alla nascita e che non possono godere di nessun aiuto sociale

  • 3 su 4 bambini nel mondo subiscono una educazione basata sulla violenza all’interno della propria casa.

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra…

Fonte: Save the Children

Tre giorni Tre dall’Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia

Uno sguardo sull’Italia dell’infanzia di questi 25 anni.

Tre giorni dopo la Giornata Mondiale dell’Infanzia e la ricorrenza per il 25° Anniversario sulla Convenzione ONU dei Diritti dell’infanzia, firmata il 20 novembre 1989, che ricordiamo ha riconosciuto l’infanzia come soggetto destinatario di diritti fondamentali, ci fermiamo un attimo per capire in questo trascorso di tempo quanto tutti noi siamo riusciti ad aiutare le piccole generazioni.

In Italia, che ha ratificato la Convenzione nel 1991, l’attenzione verso il mondo dell’infanzia è andata crescendo tanto a livello sociale quanto a livello legislativo, ciò nonostante, come abbiamo già detto nel precedente post, i diritti sono il risultato di un succedersi temporale e storico delle società, una società quella odierna, che per interventi politici non incisivi e una economia altalenante, ha visto la crescita di un impoverimento sia delle famiglie, che si riflette inevitabilmente sui minori, che della risposta educativa.

Gli effetti che si registrano sono…

lattante

 

Poche nascite con un aumento di minori stranieri (il10%). I minori in Italia nel 1989 costituivano il 22% della popolazione, nel 2014 sono scesi al 16,7%.

poveroPovertà sociale (il 13,8% dei bambini italiani vive in condizioni di povertà).

 

leggere

Povertà educativa (la povertà materiale influenza e rende più deboli le opportunità formative ed educative).

 

vola

In positivo, l’aumento del numero dei bambini che frequenta la scuola dell’infanzia (il 98,4% mentre nel 1989 erano circa 3 su 4) e il tasso di scolarità nell’età tra i 14-16 anni (grazie all’obbligo scolastico esteso), ma è ancora decisamente alta la dispersione scolastica (molti ragazzi che si iscrivono alla scuola secondaria di secondo grado o a corsi professionali non completano gli studi).

E negli altri paesi?

Nel prossimo post, uno sguardo sul mondo

Fonte: Save the Children

20 novembre 2014: Venticinquesimo Anniversario della Convenzione sui Diritti per l’infanzia e l’adolescenza

Una Carta dei Diritti per tutti i Bambini Cittadini.

Per salutare il 25° Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia, non posso non dedicare una riflessione, seppur sintetica, sul concetto di cittadinanza, perché rappresentativa della relazione tra individuo e Stato, i diritti e i doveri che essi detengono reciprocamente. Analizzare lo sviluppo del concetto di cittadinanza, significa analizzare lo sviluppo del rapporto tra Stato e cittadini, relazione alla base di tutte le politiche sociali.

La parola cittadinanza si fa risalire a due termine latini civis e civitas, ma tutt’altro che semplice è il percorso storico e sociale che l’ha portata ad acquisirne il valore che oggi le riconosciamo. La differenza con il concetto moderno di cittadinanza, è nella quasi priva partecipazione alla vita sociale e politica della maggioranza dei membri della comunità dei passati modelli sociali. Ai tempi di Platone e Aristotele essa era legata a differenziazioni di classe e di sessi, mentre una sua nuova lettura si ebbe con l’Impero romano, ma dovuta soprattutto ad un’esigenza di riorganizzazione del territorio conquistato, dove tutti erano cittadini ma anche sudditi e dove in fondo, la ricchezza continuava a fare da parametro dei doveri e della libertà. Il crollo dell’Impero romano, segnò l’inizio del Medioevo che mantenne però come eredità il modello sociale del suddito, piuttosto che del cittadino. Nel Feudalesimo, dove la fonte di ricchezza era il commercio localizzato nel feudo e gli equilibri sociali erano basati sulle figure del signore e del vassallo, oltre al ruolo dominante della Chiesa, per avere la cittadinanza si doveva essere possessori di terreni o essere residenti nella città.

Soltanto nel XVII e XVIII secolo con la voce di autori come Locke e Rousseau, si inizia a delineare il nuovo concetto di cittadinanza, che arriverà a completamento con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nel 1789, elaborata nel corso della Rivoluzione francese. La Rivoluzione francese donerà alla storia l’idea di nazione a cui associare il moderno concetto di cittadinanza. Da qui in poi, ciò che precedentemente ha rappresentato la singola appartenenza, ora ad un ceto oppure alla famiglia, ora alla città e poi alla regione, farà riferimento alla nazione, come realtà geografica, politica, sociale, culturale.

Nei secoli successivi la cittadinanza, mutata nella qualità e nella quantità, diventa identificativa dello status conferito a coloro che sono membri di una comunità, rappresentativa di maggiori diritti da una parte, dall’altra specchio dell’incremento del numero di cittadini richiedenti tali diritti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1950 l’opera Citizenship and Social Class del sociologo inglese T.H. Marshall, segna l’inizio dello studio contemporaneo del concetto di cittadinanza.

Prima del suo intervento, essa era utilizzata ancora con lo sterile scopo di distinguere il cittadino dallo straniero e quindi i diritti e i doveri connessi a questi soggetti nei confronti dello Stato. Il merito fu affrontare il problema della disuguaglianza sociale, gettando le basi su quello che oggi per noi appare normale e scontato: avere dei diritti.

Quest’ultimi, sarebbero il risultato di un succedersi temporale e storico delle società e di tutti i diversi fattori che entrano in gioco, dal livello d’istruzione, all’economia, alla proprietà. La loro evoluzione riporta al male sociale da evitare, quello delle differenze sociali, e nello Stato Moderno, i servizi sociali hanno il compito fondamentale di ridurre l’incertezza e i rischi di coloro che non possiedono questi fattori, perché chiunque possa avere i beni essenziali per una vita sicura, indipendentemente dal reddito e dai privilegi ereditati. Indipendentemente dallo stato di salute e dall’età di chi ne necessita. Indipendentemente se si è troppo deboli per farsi sentire.

O troppo piccoli. Bambini. Cittadini. A partire dal 20 novembre 1989.

logo bambini cittadini