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La Somalia ratifica la Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia

La Somalia ratifica la Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia: i diritti dei bambini sono pensati per tutti i bambini del mondo, senza alcuna eccezione.

Un paese tra i più poveri e violenti del mondo è quello somalo.
Sono ancora troppi i problemi della Somalia, la guerra civile, la miseria, le malattie, che colpiscono duramente la popolazione, e in particolare donne e bambini.
Una realtà dove i diritti umani sono negati o costantemente minacciati.
Oggi però la Somalia ha intrapreso un nuovo cammino per contrapporsi a tale tragicità, ratificando la Convenzione Onu sui Diritti dell’infanzia: difendere i più giovani per cambiare e migliorare la società.
Il processo di ratifica si concluderà quando il Governo avrà depositato gli strumenti della ratifica alle Nazioni Unite a New York, e la Somalia sarà ufficialmente il 195esimo Stato a sottoscriverla.
Ratificare significa che i paesi si impegnano a rispettare i diritti enunciati, in questo caso quelli della Convenzione.
È come quando fai una promessa a qualcuno: se l’intendi seriamente, farai di tutto per mantenerla.

Quattro giorni Quattro dopo l’Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia

Uno sguardo sull’infanzia nel Mondo in questi 25 anni.

Le nostre riflessioni post Giornata Mondiale dell’infanzia e 25° Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia continuano mondolasciando l’Italia e camminando in tondo per tutto il pianeta.

Le condizioni dei bambini nel mondo in questi 25 anni, come accaduto per quelli italiani, è migliorata per molti aspetti:

  • concreta riduzione della mortalità infantile prima dei 5 anni 

  • riduzione dei problemi connessi con la mal nutrizione

  • riduzione del lavoro minorile (sceso di 78 milioni)

  • messa al bando in molti paesi (tot. 42) delle punizioni corporali.

Tuttavia, permangono ancora cifre preoccupanti, che richiedono l’attenzione di noi tutti e atti concreti della politica internazionale:

  • 1 milione di bambini che vive in zone di conflitto

  • 1 miliardo e mezzo di bambini che subisce una qualsiasi forma di violenza

  • 650 milioni di bambini che vivono in povertà

  • 57 milioni di bambini che non ricevono istruzione scolastica

  • 230 milioni di bambini non registrati alla nascita e che non possono godere di nessun aiuto sociale

  • 3 su 4 bambini nel mondo subiscono una educazione basata sulla violenza all’interno della propria casa.

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra…

Fonte: Save the Children

Tre giorni Tre dall’Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia

Uno sguardo sull’Italia dell’infanzia di questi 25 anni.

Tre giorni dopo la Giornata Mondiale dell’Infanzia e la ricorrenza per il 25° Anniversario sulla Convenzione ONU dei Diritti dell’infanzia, firmata il 20 novembre 1989, che ricordiamo ha riconosciuto l’infanzia come soggetto destinatario di diritti fondamentali, ci fermiamo un attimo per capire in questo trascorso di tempo quanto tutti noi siamo riusciti ad aiutare le piccole generazioni.

In Italia, che ha ratificato la Convenzione nel 1991, l’attenzione verso il mondo dell’infanzia è andata crescendo tanto a livello sociale quanto a livello legislativo, ciò nonostante, come abbiamo già detto nel precedente post, i diritti sono il risultato di un succedersi temporale e storico delle società, una società quella odierna, che per interventi politici non incisivi e una economia altalenante, ha visto la crescita di un impoverimento sia delle famiglie, che si riflette inevitabilmente sui minori, che della risposta educativa.

Gli effetti che si registrano sono…

lattante

 

Poche nascite con un aumento di minori stranieri (il10%). I minori in Italia nel 1989 costituivano il 22% della popolazione, nel 2014 sono scesi al 16,7%.

poveroPovertà sociale (il 13,8% dei bambini italiani vive in condizioni di povertà).

 

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Povertà educativa (la povertà materiale influenza e rende più deboli le opportunità formative ed educative).

 

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In positivo, l’aumento del numero dei bambini che frequenta la scuola dell’infanzia (il 98,4% mentre nel 1989 erano circa 3 su 4) e il tasso di scolarità nell’età tra i 14-16 anni (grazie all’obbligo scolastico esteso), ma è ancora decisamente alta la dispersione scolastica (molti ragazzi che si iscrivono alla scuola secondaria di secondo grado o a corsi professionali non completano gli studi).

E negli altri paesi?

Nel prossimo post, uno sguardo sul mondo

Fonte: Save the Children

20 novembre 2014: Venticinquesimo Anniversario della Convenzione sui Diritti per l’infanzia e l’adolescenza

Una Carta dei Diritti per tutti i Bambini Cittadini.

Per salutare il 25° Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia, non posso non dedicare una riflessione, seppur sintetica, sul concetto di cittadinanza, perché rappresentativa della relazione tra individuo e Stato, i diritti e i doveri che essi detengono reciprocamente. Analizzare lo sviluppo del concetto di cittadinanza, significa analizzare lo sviluppo del rapporto tra Stato e cittadini, relazione alla base di tutte le politiche sociali.

La parola cittadinanza si fa risalire a due termine latini civis e civitas, ma tutt’altro che semplice è il percorso storico e sociale che l’ha portata ad acquisirne il valore che oggi le riconosciamo. La differenza con il concetto moderno di cittadinanza, è nella quasi priva partecipazione alla vita sociale e politica della maggioranza dei membri della comunità dei passati modelli sociali. Ai tempi di Platone e Aristotele essa era legata a differenziazioni di classe e di sessi, mentre una sua nuova lettura si ebbe con l’Impero romano, ma dovuta soprattutto ad un’esigenza di riorganizzazione del territorio conquistato, dove tutti erano cittadini ma anche sudditi e dove in fondo, la ricchezza continuava a fare da parametro dei doveri e della libertà. Il crollo dell’Impero romano, segnò l’inizio del Medioevo che mantenne però come eredità il modello sociale del suddito, piuttosto che del cittadino. Nel Feudalesimo, dove la fonte di ricchezza era il commercio localizzato nel feudo e gli equilibri sociali erano basati sulle figure del signore e del vassallo, oltre al ruolo dominante della Chiesa, per avere la cittadinanza si doveva essere possessori di terreni o essere residenti nella città.

Soltanto nel XVII e XVIII secolo con la voce di autori come Locke e Rousseau, si inizia a delineare il nuovo concetto di cittadinanza, che arriverà a completamento con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino nel 1789, elaborata nel corso della Rivoluzione francese. La Rivoluzione francese donerà alla storia l’idea di nazione a cui associare il moderno concetto di cittadinanza. Da qui in poi, ciò che precedentemente ha rappresentato la singola appartenenza, ora ad un ceto oppure alla famiglia, ora alla città e poi alla regione, farà riferimento alla nazione, come realtà geografica, politica, sociale, culturale.

Nei secoli successivi la cittadinanza, mutata nella qualità e nella quantità, diventa identificativa dello status conferito a coloro che sono membri di una comunità, rappresentativa di maggiori diritti da una parte, dall’altra specchio dell’incremento del numero di cittadini richiedenti tali diritti. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel 1950 l’opera Citizenship and Social Class del sociologo inglese T.H. Marshall, segna l’inizio dello studio contemporaneo del concetto di cittadinanza.

Prima del suo intervento, essa era utilizzata ancora con lo sterile scopo di distinguere il cittadino dallo straniero e quindi i diritti e i doveri connessi a questi soggetti nei confronti dello Stato. Il merito fu affrontare il problema della disuguaglianza sociale, gettando le basi su quello che oggi per noi appare normale e scontato: avere dei diritti.

Quest’ultimi, sarebbero il risultato di un succedersi temporale e storico delle società e di tutti i diversi fattori che entrano in gioco, dal livello d’istruzione, all’economia, alla proprietà. La loro evoluzione riporta al male sociale da evitare, quello delle differenze sociali, e nello Stato Moderno, i servizi sociali hanno il compito fondamentale di ridurre l’incertezza e i rischi di coloro che non possiedono questi fattori, perché chiunque possa avere i beni essenziali per una vita sicura, indipendentemente dal reddito e dai privilegi ereditati. Indipendentemente dallo stato di salute e dall’età di chi ne necessita. Indipendentemente se si è troppo deboli per farsi sentire.

O troppo piccoli. Bambini. Cittadini. A partire dal 20 novembre 1989.

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