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Babysitter qualificate con l’Associazione Novissi Onlus di Pescara

Durante gli anni di lavoro come educatrice più volte ho incontrato l’esigenza da parte di genitori lavoratori di affidare i propri figli a persone qualificate e fidate, nelle brevi e occasionali influenze che costringevano il bambino a casa senza poter frequentare l’asilo, o più semplicemente per poter trascorrere una serata come coppia.
Non sempre ho potuto aiutarli ma oggi mi rivolgo proprio a loro e a tanti altri genitori consigliando di mettersi in contatto con l’Associazione Novissi di Pescara, che da anni si mobilita a favore dell’infanzia e della famiglia e che ha intrapreso un lavoro mirato sul territorio abruzzese, pensando anche a questi problemi.

Stai cercando una babysitter che si occupi del tuo bambino mentre lavori? Una ragazza alla pari per le vacanze?
Rivolgiti all’Associazione Novissi Onlus il nostro servizio ha come obbiettivo, proprio, di aiutare ed agevolare le necessità di tutte quelle famiglie che hanno bisogno di trovare persone serie e con esperienza a cui affidare i propri bambini per qualche ora o per più
tempo.
Metti il tuo bambini nelle mani giuste! Affidalo alle nostre collaboratrici, sono disponibili a rapporti di lavori stabili o temporanei, anche a chiamata.
La nostra Associazione provvederà a gestire il rapporto di lavoro con le babysitter consigliando la persona, valutando quale delle nostre candidate meglio di adatta ai bisogni della famiglia.
Tutte le babysitter presenti nella nostra banca dati hanno portato a termine un corso di formazione tenuto da figure professionali e qualificate.

Quindi babysitter qualificate con l’Associazione Novissi Onlus di Pescara;

novissi onlus pescara

 

la loro sede è in Viale Bovio 446, la segreteria è aperta dal lunedì al venerdì dalle ore 15,30 alle 19.30, di mattina si riceve su appuntamento contattandoli al 3921357504.

 

 

 

Transiberiana d’Abruzzo

Transiberiana d’Abruzzo: un treno per tutti coloro che vogliono trascorrere una giornata tra le montagne abruzzesi.

Chi non è affascinato dal treno? Sicuramente lo sono la gran parte dei bambini!
Ma anche voi adulti, dilettanti Poirot in viaggio sulla Transiberiana…
Immaginate il rumore delle ruote sui binari, il paesaggio innevato che dal finestrino sfreccia veloce davanti ai vostri occhi, alle volte sembra di scorgere qualcosa tra gli alberi, ma è un istante, tutto è troppo rapido ma nello stesso tempo sospeso.
Girate lo sguardo, e vedrete il volto di vostro figlio schiacciato sul finestrino, immerso in un suo film dove pupazzi di neve prendono vita e laghi ghiacciati nascondono segreti, dove i lupi sono compagni di avventure e i vagoni di questo treno delle meraviglie, cullano altri bambini, amici fidati per tutta la vita.
Questa è la Transiberiana d’Italia/Transiberiana d’Abruzzo che viaggerà da Sulmona a Roccaraso, con coincidenze da e per la stazione di Pescara Centrale e la stazione di Avezzano con fermate per sciatori a Campo di Giove e per gli escursionisti a Palena (escursione guidata con le ciaspole).
Organizzato da Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e Gli amici della ferrovia Le Rotaie il treno partirà da Sulmona il prossimo 8 febbraio con partenza alle ore 8,15 e il rientro alle 17,45.

Per info e prenotazioni: prenotazioni@lerotaie.com – www.lerotaie.com
Numero: 3400906221 (dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00).

Educazione e democrazia

Educazione e democrazia.
Stimoliamoli e dire quello che pensano e a pensare quello che dicono*.

Perché i pesci non annegano? Perché i grandi hanno sempre ragione? Perché si mangia? Il gioco dei perché è il più vecchio del mondo, diceva Gianni Rodari.
Tanti perché vivacizzano il mio giorno lavorativo nel nido d’infanzia, a cui cerco di rispondere, uno per volta, emotivamente e razionalmente. Perché!?
In Democracy and Education, John Dewey considerava la scuola come luogo di esperienza e di formazione primaria a quella della vita quotidiana contestualmente democratica. I processi democratici, affermava, non sono e non dovrebbero essere legati solo a fatti politici e governativi, ma dovrebbero esserlo con i cittadini; tale relazione è da attuare attraverso la loro partecipazione consapevole. Tale binomio “partecipazione consapevole” necessita di una valida pedagogia dell’individuo e della collettività, che deve iniziare già da quando si è bambini.
Educare alla democrazia non significa soltanto insegnare educazione civica nell’ora designata o accennare ai bambini qualcosa sulla Convenzione dell’infanzia o la Costituzione, seppur molto importanti. Educare alla democrazia al nido come a scuola significa soprattutto far fare al bambino quotidianamente esperienze di vita democratica, considerando i bambini come esseri pensanti e quindi “persone” a cui chiedere la loro opinione tutte le volte che è possibile.
Come già affrontato nel post La guerra spiegata ai bambini, perché i bambini si abituino a pensare autonomamente occorre che gli adulti diano loro occasioni di scambio e confronto, incoraggiandoli, domandando, ascoltando, intervenendo e rispondendo.
Alla domanda di un mio alunno, come ho già anticipato, cerco sempre di rispondere e cerco sempre di fermarmi quel poco che serve per chiedergli il perché di quel punto interrogativo.
Perché?
Perché è così che inizia una condivisione di una modalità comportamentale, e in un istante ci ritroviamo a parlare, a raccontare, ad ascoltare, ad accettare l’altro: Democrazia.

E i miei alunni sono persone di età compresa tra i 2 e i 3 anni.

Un certo numero di persone non diventano società perché vivono fisicamente vicine, come un uomo non cessa di essere socialmente influenzato per il fatto che vive tanti metri o chilometri lontano da altri. (…). Degli individui non compongono un gruppo sociale nemmeno perché lavorano tutti per un fine comune. Le parti di una macchina lavorano con un massimo di cooperazione, per un risultato comune, eppure non formano una comunità. Se però invece fossero tutte consce di questo fine comune e vi fossero tutte interessate in modo da regolare la loro attività specifica verso di esso, allora esse formerebbero una comunità. Ma questo richiederebbe la comunicazione. Ognuno dovrebbe sapere ciò che l‟altro intende, e dovrebbe in qualche modo tenere l‟altro informato dei propri scopi e progressi. Il consenso esige la comunicazione.”

(John Dewey, Democrazia e educazione, La Nuova Italia, Firenze, 1959, pag.6)

*da Educare alla legalità, Salani Editore, pag.106

Illustrazioni di Giulia Orecchia.

La guerra spiegata ai bambini

La guerra spiegata ai bambini.

I fatti dolorosi delle ultime settimane da Parigi alla Nigeria, ai fatti di cronaca locale non meno terribili, pongono davanti agli occhi degli adulti e dei bambini una violenza senza fine.
Un girotondo intorno ad un mondo in guerra.
E’ lecito chiedersi fino a quando bambini e ragazzi dovranno pagare queste scelte violente.
E’ lecito che i bambini chiedano cos’è, perché, c’è la guerra da qualche parte. La guerra deve essere spiegata ai bambini.
Non bisogna pensare ai bambini come a degli specchi che si limitano a rimandare indietro, come un semplice riflesso, le notizie e le immagini degli eventi che avvengono loro intorno.
Non sono degli specchi i bambini, anzi tutt’altro; sono di un materiale gommoso pronto a recepire e inglobare tutto ciò che gli si pone di fronte, anche la violenza e la guerra: interiorizzano, relazionano i fatti, analizzano con il loro bagaglio culturale ed emotivo. Questa capacità gli permette di adeguarsi, plasmarsi all’ambiente che li circonda, ma li rende anche vittime, dell’isolamento, della solitudine, della paura, vittime di guerra, della povertà, di manipolazioni da parte degli adulti, che vedono in questa caratteristica, unica dell’infanzia, la possibilità di trarne benefici propri. E’ lecito chiedersi cosa possiamo fare. Intanto, possiamo difenderli con le parole. Parlare con loro. Con i termini giusti: è importante il significato delle parole. Dalle parole il sapere. Dal sapere la conoscenza. Dalla conoscenza l’educazione. Dall’educazione la riflessione. Dalla riflessione l’idea. Dall’idea al pensiero. Il loro pensiero accompagnato, il pensiero dei bambini sulla guerra, la violenza, l’illegalità, la diversità.
Non dovremmo dare per scontato i pensieri dei bambini, così come la loro capacità di comprendere.
Parlare con loro delle cose belle e di quelle brutte, è una delle cose che educatori, insegnanti, genitori hanno l’obbligo di dare all’infanzia per non lasciarli soli, a girare in tondo, a giocare al girotondo con il mondo.

“I bambini devono sapere; è meglio sapere le cose invece che succedono le cose senza sapere, ad esempio della guerra, della morte.”

 

La frase è di una bambina tra i 4 e i 5 anni sull’argomento “Conoscere” da In viaggio coi diritti delle bambine e dei bambini, Autori i bambini stessi (Reggio Children).

Quattro giorni Quattro dopo l’Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia

Uno sguardo sull’infanzia nel Mondo in questi 25 anni.

Le nostre riflessioni post Giornata Mondiale dell’infanzia e 25° Anniversario della Convenzione dei Diritti dell’infanzia continuano mondolasciando l’Italia e camminando in tondo per tutto il pianeta.

Le condizioni dei bambini nel mondo in questi 25 anni, come accaduto per quelli italiani, è migliorata per molti aspetti:

  • concreta riduzione della mortalità infantile prima dei 5 anni 

  • riduzione dei problemi connessi con la mal nutrizione

  • riduzione del lavoro minorile (sceso di 78 milioni)

  • messa al bando in molti paesi (tot. 42) delle punizioni corporali.

Tuttavia, permangono ancora cifre preoccupanti, che richiedono l’attenzione di noi tutti e atti concreti della politica internazionale:

  • 1 milione di bambini che vive in zone di conflitto

  • 1 miliardo e mezzo di bambini che subisce una qualsiasi forma di violenza

  • 650 milioni di bambini che vivono in povertà

  • 57 milioni di bambini che non ricevono istruzione scolastica

  • 230 milioni di bambini non registrati alla nascita e che non possono godere di nessun aiuto sociale

  • 3 su 4 bambini nel mondo subiscono una educazione basata sulla violenza all’interno della propria casa.

Giro giro tondo, casca il mondo, casca la terra…

Fonte: Save the Children