Riflessioni post intervista

     Minori, famiglia, comunità.

Da un ricerca europea, Eurochips-bambinisenzasbarre, condotta nel 2013 risulta che i bambini che accedono in carcere in un anno per incontrare il proprio genitore sono circa 100 mila, con una popolazione detenuta che supera le 65mila unità.¹

Il carcere non è pensato per l’infanzia, eppure da questi dati sembra essere diventato un luogo comune per molti bambini che vi si recano per far visita ad un genitore detenuto; anzi nel caso in cui il recluso sia la madre e il minore abbia un’età tra 0 e 6 anni, il carcere può diventarne la casa.

Un panorama del genere richiede alle autorità politiche e sociali nuove soluzioni per dare voce ai diritti dei più piccoli e per proteggerli, facendogli vivere l’esperienza carceraria dei genitori come una fase formativa, evitando che tale condizione si rifletta negativamente sulla loro personalità.

La riforma introdotta in materia dalla Legge n.62 del 21 aprile 2011 “sulla tutela delle relazioni tra figli minori e genitori detenuti o internati”, ha portato diverse innovazioni importanti:

– l’introduzione dell’istituto delle Case Famiglia Protette;

– misure di riguardo per l’assistenza ai figli in caso di malattia o di ricovero in ospedale.

La riforma che ha visto la sua applicazione a partire dal 1° gennaio 2014 ha sostituito la precedente Legge 40/2001 che aveva introdotto la detenzione domiciliare speciale per le madri con figli fino a 10 anni, che era però una misura accessibile a poche donne, a causa dei particolari requisiti richiesti. Con la Legge 62/2011, l’azione alternativa al carcere viene finalmente messa in atto dal momento dell’arresto. La nuova legge doveva però allontanare i bambini dai luoghi di detenzione ma a causa delle “esigenze cautelari di eccezionale rilevanza” ciò non è accaduto, anzi ne consente la permanenza non più al raggiungimento dei 3 anni ma fino al sesto anno di età.

Nella disposizione in esame non si precisa poi, se il distacco del genitore dal bambino una volta raggiunti i sei anni, debba essere improvviso e netto, oppure possa avvenire progressivamente. A livello psico-affettivo il distacco deve essere guidato e graduale. Ciò induce a riflettere sul ruolo essenziale dei servizi sociali di ciascun territorio, del loro intervento per preparare e aiutare ad affrontare la separazione e limitare i traumi di entrambi i soggetti. Le conseguenze di tale rilevanza cautelare ha motivato l’esistenza nel carcere dei nidi, ad esempio in Italia opera l’I.C.A.M. “Istituto a custodia attenuata per detenute madri”, istituito a Milano nel 2006 sulla base di un accordo tra Ministro della Giustizia, Regione Lombardia, Provincia e Comune.

La realtà dell’I.C.A.M., è un primo passo per affrontare il problema della genitorialità in carcere ma, come sottolinea il 6° Rapporto CRC “Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza”, non risponde all’obiettivo che si era posta la legge: evitare ai bambini la permanenza in un luogo detentivo, che anche se adattato alle esigenze, è pur sempre una realtà carceraria.

Nel mese di maggio si festeggerà la IV Settimana Nazionale del Diritto alla Famiglia che dal 9 al 18 porterà nelle piazze d’Italia un programma ricchissimo di grandi e piccoli eventi. Ad esempio, Pompei sarà meta il prossimo 15 maggio del Convegno di Studi “Chiamati ad accogliere” sul tema dei “Criteri di abbinamento minore/comunità”, cioè sugli elementi valutativi e progettuali che orientano la scelta della comunità residenziale in cui inserire un minore bisognoso di accoglienza, nei casi in cui vi è un’assenza temporanea o parziale delle cure genitoriali.

Il Convegno vuole promuovere un percorso di confronto tra operatori minorili (assistenti sociali territoriali, giudici minorili, responsabili di comunità per minori, …) perché quando si è obbligati ad allontanare un minore dal nucleo familiare, la scelta del contesto diventa importante e deve essere compiuta andando nel dettaglio di quale comunità, sia la più adatta ad un determinato minore e alla sua storia.

    L’accoglienza dei minori presso una famiglia affidataria o presso una comunità educativa rappresenta uno degli strumenti di aiuto al bambino temporaneamente o parzialmente privo di cure parentali adeguate, che s’inseriscono in un più ampio progetto di protezione del minore e, ove possibile, di recupero della sua famiglia.²

Il Convegno ha attivato un apposito Laboratorio online, visualizzabile nel Forum web per operatori dell’accoglienza (indirizzo web: www.progettofamiglia.org/for oppure www.affidofamiliare.it). L’intento è di offrire agli operatori del settore uno spazio di riflessione prima del Convegno, le opinioni e le esperienze riportate nel forum saranno riunite in un documento finale.

    Bambini Cittadini seguirà l’evento proprio perché è un diritto del bambino ricevere le cure adeguate ed è un dovere di noi adulti dare una risposta adeguata a questo diritto.

 

 

 

(1) Capitolo IV Ambiente familiare e misure alternative, pag.57 del 6° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia 2012-2013.

(2) Documento per la riflessione e il confronto tra operatori minorili e familiari sul tema dell’abbinamento minore/comunità scaricabile a questo link