Povertà educativa dei minori

Sulla povertà educativa dei minori l’intervento del Garante per l’infanzia dell’Emilia Romagna.

Riportiamo l’intervento di Luigi Fadiga, Garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Emilia Romagna, ascoltato in audizione lo scorso 11 settembre dalla Commissione parlamentare congiunta per l’infanzia e l’adolescenza presieduta da Sandra Zampa, perché condividiamo la sua preoccupazione sul grado di povertà educativa dei minori.

“Nel nostro Paese l’attenzione alla povertà minorile è insufficiente e, malgrado gli impegni internazionali assunti dall’Italia, le strategie di contrasto poste in essere sono inadeguate. La povertà educativa dei minori” su cui Fadiga pone l’accento  “è spesso sottovalutata dall’opinione pubblica e sacrificata ad altre priorità da parte delle istituzioni.”
Viceversa, continua il Garante “non si può negare a priori una correlazione tra povertà e disagio nelle sue varie forme, comprensive del disadattamento e dei comportamenti socialmente inaccettabili come il bullismo”.
A suo avviso, “non si può ignorare il fatto che un bambino che vive in una famiglia non in grado per ragioni economiche o culturali di offrirgli un ambiente stimolante è a rischio di discriminazione e di esclusione sociale fin dai primi anni di vita. E ciò si concretizza se quella carenza anche incolpevole a livello familiare non trova servizi integrati adeguati e contrappesi nel sistema educativo complessivamente considerato”.
Una prima mancanza secondo il garante dei minori si trova nella legge.
“Nel codice civile viene sancito il diritto del bambino e dell’adolescente ad apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni ma tuttavia i destinatari del comando giuridico sono i genitori, e non anche invece come dovrebbe essere, le istituzioni e la comunità”.
Ecco perché è necessario che “strumenti normativi e amministrativi vengano individuati per porre a carico anche delle istituzioni quel comando, e ciò deve valere sia per lo Stato che per le Regioni”.
E con tali norme non basta “accordare aiuti appropriati ai genitori ma provvedere alla creazione di istituzioni e servizi aventi il compito di vigilare sul benessere del fanciullo, specialmente davanti al fortissimo divario di opportunità educative tra le regioni italiane”.

Fonte: NewslettE-R n 39, 24 settembre 2014, Assessorato Promozione Politiche Sociali ed Integrazione per l’Immigrazione, Volontariato, Associazionismo e Terzo Settore, Regione Emilia Romagna.