opera di Giulia Orecchia

Paraguay: negato aborto a una bambina di dieci anni

Paraguay: Il caso di una bambina di dieci anni rimasta incinta dopo uno stupro e a cui viene negato l’aborto perché non contemplato dalla legge. Un caso toccante che deve far riflettere.

In Paraguay è stato negato l’aborto a una bambina di dieci anni che, come denunciato dalla madre, è stata violentata dal patrigno. Nonostante la richiesta della donna e una protesta che è diventata nel giro di pochi giorni internazionale, i medici dell’ospedale dove la bambina era stata ricoverata lo scorso 21 aprile per dei dolori addominali hanno detto che non ci sono rischi gravi per la sua salute. La stessa cosa è stata ribadita dal ministro della Salute, Antonio Carlos Barrios Fernández.

In Paraguay l’aborto è permesso solo quando la vita di una donna è a rischio: in tutte le altre circostanze, anche se la gravidanza è il risultato di uno stupro o di un incesto, o anche in caso di gravi malformazioni del feto, l’interruzione di gravidanza non è consentita. Il comportamento delle autorità del Paraguay ha causato numerose reazioni e proteste, da parte dei gruppi per i diritti umani e delle attiviste femministe. Amnesty International ha detto che le restrizioni al diritto di aborto del Paraguay violano il diritto internazionale. In molti hanno infine invitato le autorità a istituire un comitato medico indipendente per valutare il caso in modo libero. Il governo ha istituito una commissione ma con l’obiettivo principale di valutare le condizioni di salute della bambina che, è stato ribadito, sono attualmente «normali».

Secondo i dati del Fondo dei popoli delle Nazioni Unite, in Paraguay il 2,13 per cento delle morti materne si riferiscono a bambine tra i 10 e 14 anni.

“La decisione del Paraguay di non interrompere la gravidanza non ha nulla a che fare con il rischio reale per la bambina coinvolta, ma ha a che fare con la volontà di adesione a una legge antiquata e tortuosa che preferisce mettere a rischio la vita di una minore piuttosto che ammettere che le sue politiche anti-aborto sono troppo rigide (…)” di Jessiva Valenti giornalista del Guardian

Fonte: Piattaforma Infanzia, Il Post