take courage

Omaggio al coraggio

Coraggio, “quella forza d’animo nel sopportare e superare con serenità, decisione ed audacia dolori fisici e morali, pericoli, sacrifici e sfide” lo riconosco, mezzo di ancoraggio al porto di questo nuovo natale, del mio albero a cui è venuta meno una luce.
Sembrerebbe che in questo dicembre, coraggio sia una parola riflessa su molte sfere natalizie e altrettante vetrine appannate, ma me ne accorgo solo se ascolto le foglie, il merlo, il cane, la gente.
La gente, tra loro gli amici, tra loro i conoscenti.
Coraggio a me e alla mia famiglia, coraggio alla mia amica tra le farfalle, coraggio a quel conoscente rimasto orfano, coraggio al natale che torna ogni anno…
Allora qui, piccoli riflessi di vita coraggiosa, una donna atleta, una bambina che chiede, bambini per sempre in viaggio, come omaggio al coraggio.

atletaKathrine Switzer era una gran bella ragazza, testarda, troppo per essere ancora il 1967, persino in America. Atleta professionista, si mise in testa di correre la Maratona di Boston, vietata alle donne come disciplina perché considerate incapaci di correre per lunghe distanze alla pari degli uomini. Quando un organizzatore la scoprì – sebbene protetta alla vista dagli altri corridori che, capita l’impresa, tentavano di nasconderla ai giudici di gara – si infuriò al punto da insultarla e spintonarla alle spalle, per buttarla fuori percorso. Nello scatto che immortala la scena, l’uomo a sinistra che la difende è il vecchio Arnie Briggs – suo allenatore – mentre sulla destra, si sta voltando per correrle in soccorso, il fidanzato Tom Miller, iscritto alla competizione solo per farle da angelo custode.  L’organizzatore finì gambe all’aria dopo, lei esitò un momento e il vecchio Arnie le urlò:”Corri, ragazza! Corri come fosse l’inferno!”. Tutto il pubblico in attesa al traguardo capì in quel momento che vi fosse una donna tra gli atleti e iniziò a incitarla finché Kathrine tagliò tra gli applausi il traguardo in 4 ore e 20 minuti. Una donna aveva appena dato prova pubblica di poter percorrere le stesse distanze degli uomini anche in corsa e la disciplina della maratona fu dichiarata universale.

virgiliaEra il lontano 1897 e già a quell’epoca i bambini si domandavano se Babbo Natale esistesse davvero o fosse solo un’invenzione dei grandi a cui smettere di credere il più presto possibile. La piccola Virginia O’Hanlon, il 21 settembre di quell’anno, a pochi mesi dal Natale, chiese ad un interlocutore speciale di farsi spiegare questo misterioso arcano. Prese in mano carta e penna, scrisse queste parole direttamente al New York Sun:
“Caro direttore, ho 8 anni. Alcuni dei miei piccoli amici dicono che Babbo Natale non esiste. Papà mi ha detto: se lo scrive il Sun, è così. Per favore, mi dica la verità: Babbo Natale esiste? Virginia O’Hanlon”.
Il New York Sun decise di pubblicare la lettera nella pagina degli editoriali e la piccola Virginia non dovette attendere molto prima di ricevere la degna risposta al suo tremendo dubbio : l’arduo compito venne affidato al giornalista Francis Pharcellus Church, che elaborò un editoriale tanto famoso da essere tradotto in 20 lingue diverse: di seguito, grazie alla traduzione italiana del Post.it, possiamo godere di una tra le più belle lettere su Babbo Natale della storia.*

Sì, Virginia, Babbo Natale esiste. (…) 

kyparissiaLa scorsa notte, precedente l’apertura del Giubileo a Roma, il mare ha visto ancora una tragedia, si ribalta un barcone di migranti al largo di Cesme sulla costa dell’Egeo della Turchia. Tra le vittime sei bambini, annegati nel tentativo di  attraversare il mare e raggiungerci.**

 

*Fonte: L’Huffington Post

**Fonte: Repubblica.it / Foto di Michail Levitikos