Intervento di Bambini Cittadini al Convegno 0-6 anni: L’educazione futura

Nei prossimi giorni verrà pubblicato un articolo dedicato allo scorso convegno abruzzese “0-6 anni: L’educazione futura. Nidi e scuole dell’infanzia verso un sistema integrato di qualità” con testimonianze video di alcuni degli interventi.
Come partecipante e fautrice di un improrogabile cambiamento nel settore della prima infanzia, nella politica e nel ruolo che deve assumere la cittadinanza nei confronti dei bambini cittadini, riporto il mio intervento, cogliendo l’occasione per ringraziare l’affettuosa accoglienza e l’interesse dimostrato.

“E’ per me importante iniziare questo intervento con un breve riferimento al termine “diritto” e ai valori che incorpora. Le numerose domande che hanno preso forma negli anni di attività come educatrice, oggi riscontrabili proprio nei punti delineati dalla legge che qui presentiamo, riescono a trovare una via per costruire risposte in esso, nel diritto. Diritto come giusto mezzo, e collegamento imprescindibile delle leggi, dello stato e dei suoi governanti con i problemi concreti del reale. Sia la giustizia che le leggi devono, oltre che avere il compito di governare gli uomini, essere capaci di accompagnare i cittadini nel percorso che li porterà ad essere soggetti attivi di una comunità ideale. In una comunità, la centralità del rapporto cittadino-società è costituito da un substrato specifico fondato sul legame educazione-istruzione. Educazione ed istruzione sono chances di vita, possibilità di scegliere e comprendere i mutamenti della società in cui si vive. Non considerarli una risorsa, significherebbe essere meno liberi.

Tra i punti fondamentali in tutte le strategie internazionali, da Lisbona fino a Europa 2020, vi è quello appunto di migliorare l’istruzione e l’apprendimento permanente; ciò contribuirà, a diminuire la povertà e a favorire l’inclusione sociale. Il percorso fin qui tracciato porterebbe quindi a collocare il nido d’infanzia come servizio pubblico d’importanza nel welfare state. L’educazione della prima infanzia infatti è diventata negli ultimi anni una priorità politica di molti paesi. Una sempre più ampia ricerca riconosce che l’Early Child Education and Care ha un impatto benefico su molti aspetti sociali: apprendimento, integrazione, diminuzione del rischio dell’abbandono scolastico, futura occupazione e quindi inclusione sociale. I primi anni dei bambini sono quelli più formativi, in questo periodo di tempo si gettano le basi per ogni forma di apprendimento successivo, e se queste basi risultano solide sin da subito, l’apprendimento si rivelerà efficace e maggiormente predisposto al lifelong learning.

Nonostante ciò, nel nostro paese ancora persiste un panorama del sistema educativo diversificato tra i servizi per la prima infanzia e le scuole dell’infanzia, con una mancanza di riconoscimento nei confronti dei primi rispetto ai secondi, con tutto ciò che ne deriva.

Nella nostra Regione il sistema integrato dei servizi per la prima infanzia ancora non è stato raggiunto e quello che si trova è un territorio trascurato, frammentato, esule da una consapevole cooperazione tra sistemi politici, educativi, imprenditoriali.

Congiuntamente risulta carente anche l’informazione. E’ presente uno scarso interesse nei confronti dell’informazione, dell’atto di informare gli stakeholders e renderli partecipi .

Penso che uno dei livelli essenziali per un progetto territoriale in materia di prima infanzia sia la capacità di riattivare la comunicazione, il convegno di oggi ne è l’esempio. Bambini Cittadini è un progetto che nasce con questo intento, dove la comunicazione vuole tornare ad essere informazione, soprattutto in campo legislativo, politico e sociale, argomenti non quotidiani in un lavoro pedagogico come il nostro o nella vita di tutti i giorni di una famiglia, ma che tacitamente sono chiamate a decidere del presente e del futuro del nido d’infanzia, degli operatori, dei bambini e delle famiglie. Soltanto insieme, collaborando, conoscendo, restando informati, si potrà riuscire a diffondere una cultura di qualità per l’infanzia nel nostro paese, nella nostra regione.”

Simona Novacco, educatrice, membro OTC del Comune di Francavilla, giornalista e responsabile del progetto Bambini Cittadini.

 

 

 

Il Mare quadrato, un romanzo per l’infanzia sul tema sociale della genitorialità in carcere.

    “La libertà è il diritto di sapere le cose.”

    “La libertà vuole dire che discutiamo.”¹

Questi sono i pensieri sulla definizione di libertà di una bambina e un bambino poco più piccoli di Giacomo, il bambino di 8 anni protagonista de Il mare quadrato, romanzo per l’infanzia scritto a quattro mani da Igor De Amicis, Commissario di Polizia penitenziaria e vice comandante di una Casa Circondariale, e Paola Luciani, insegnante di scuola primaria e di sostegno, pubblicato per la casa editrice Coccole Books, presente con un proprio stand allo scorso Book Children’s Fair di Bologna.

    Giacomo è un bambino solitario e silenzioso, che trascorre la sua vita ospite di un Istituto per minori perché la sua mamma è assente a causa del lavoro, almeno è questo che lei gli scrive nelle lettere ed è quello che da sempre, chi si prende cura di lui, gli racconta. Eppure i suoi ricordi gli suggeriscono altro, l’immagine del mare, un mare finito, un mare delineato da confini fatti di cemento e sbarre, nei suoi disegni un mare quadrato. Nel suo mondo speciale trova spazio l’amicizia di Marla, una compagna di scuola, con cui intraprenderà un viaggio che tra mille avventure li condurrà davanti a quel mare e alla verità su sua madre. 

     Una verità amara che porta in sé un finale inatteso e la possibilità di un futuro diverso.

     Bambini Cittadini ha incontrato gli autori, a cui porremo un’intervista a specchio proponendo le medesime domande per avere entrambi i punti di vista.

Considerazioni interessanti di chi come loro ha un lavoro strettamente collegato all’educazione, alla società, alla legalità.

Ciao Paola, Ciao Igor.

     L’intervista ha voluto intenzionalmente riportare delle frasi che riguardassero il tema della libertà intesa come conoscenza, perché come prima domanda vorrei chiedervi un’opinione a riguardo. E’ un diritto fondamentale quello del minore, in quanto cittadino con pieni diritti e capacità di sviluppo, di essere informato su ciò che lo riguarda, di sapere le cose. Soprattutto nel caso di separazione da entrambi i genitori o da uno di essi, come nel vostro romanzo la detenzione in carcere, avere la possibilità di intrattenere regolarmente rapporti con loro. Al piccolo protagonista ciò è stato vietato; la bugia, anche se a fin di bene, ha celato la possibilità di vedere la madre.

     Lo riconoscete come uno dei punti di riflessione che può suggerire la vostra storia?

PAOLA: Si, è uno dei tanti spunti di riflessione che offre il romanzo. Spesso gli adulti ricorrono alla bugia verso i bambini per proteggerli da verità pesanti o per leggerezza, pensando di non riuscire ad esprimersi con parole adatte a spiegare loro la difficoltà di alcune esperienze. Basare un rapporto educativo sulla bugia significa abituare il bambino alla falsità nel rapporto genitore-figlio e questo, a lungo andare, può causare una totale perdita di fiducia.

Fortunatamente alcune volte accade che, come nel caso del piccolo Giacomo, l’amore incondizionato dei figli riesce ad oltrepassare la fragilità del pensiero dell’adulto riportando il rapporto genitore-figlio alla sua originale purezza.

IGOR: Assolutamente si. La finzione ha creato una barriera fra Giacomo e sua madre, ma si è trattato di una barriera che, secondo il pensiero della madre, aveva anche il compito di proteggerlo rispetto a una società che fatica nel perdonare, e che può confondere le colpe dei padri e quelle dei figli. Si è trattato di una menzogna che da un lato ha ferito Giacomo, e non avrebbe potuto essere altrimenti, ma forse da un altro…

     Esistono a Teramo, la vostra città, case-famiglia protette e/o progetti sociali specifici nella tutela delle relazioni tra figli minori e genitori detenuti, ad esempio ludoteche interne ai penitenziari, assistenza psicologica ai bambini che vivono questo dramma?

PAOLA: Si, sul territorio teramano esiste la splendida realtà della casa-famiglia Madre Ester di Scerne di Pineto, attiva non solo nell’accudimento di minori ma anche nella formazione di personale specializzato.

IGOR: Si, sia case-famiglia, che specifici progetti negli istituti di pena. Quello in cui presto servizio ha una sezione femminile numerosa e inevitabilmente ci troviamo spesso ad ospitare bambini sotto i tre anni, in questi casi abbiamo l’ausilio di puericultrici e di una apposita ludoteca, oltre all’assolutamente impagabile sensibilità del personale femminile della Polizia Penitenziaria che divengono supporto incredibile tanto per la madre reclusa, che per il piccolo ospite. Proprio in questo periodo, inoltre, la nostra struttura grazie all’interessamento di Direttore e Comandante, sta creando un ulteriore e innovativa ala del reparto femminile che avrà il compito di ospitare specificamente detenute con prole, in ambienti e con modalità trattamentali più adatte e all’avanguardia.

     La storia di Giacomo è stata ispirata da esperienze reali di cui voi siete stati testimoni o interlocutori?

PAOLA: Sono insegnante di sostegno nelle scuole primarie da alcuni anni e ad oggi non ho avuto esperienze dirette riconducibili alla storia di Giacomo. E’ capitato di vedere servizi sui media o di leggere resoconti ministeriali sui problemi legati alla genitorialità in carcere ma ancor di più di ascoltare il racconto di volontari e personale di polizia penitenziaria che quotidianamente vive la pesantezza emotiva di queste realtà e ne sono stata coinvolta da subito.

IGOR: In virtù del mio lavoro, mi trovo a confrontarmi quotidianamente con questa problematica, e tanti diversi input, tante diverse storie e vicissitudini, hanno fatto nascere una storia non vera, ma verosimile, come suol dirsi.

     Ascolto è tante cose. L’ascolto dell’adulto che s’impegna a sostenerlo con i bambini, può rappresentare addirittura una scommessa, abbandonare schemi familiari e mettersi in discussione. Ascoltare Giacomo o come lui altri, compresi gli adulti, che vivono una separazione, un sentimento di tradimento, una delusione è un intuire ciò che il soggetto non sta dicendo.

     Dove sbagliano i grandi della vostra storia?

PAOLA: I grandi della nostra storia sbagliano a voler dare ad ogni costo un’interpretazione personale ai silenzi di Giacomo (che in realtà desidera vivere la sua vita seconda una naturale normalità), a fare promesse che non possono essere mantenute, ad ostinarsi a diffondere l’immagine dicotomica di una società divisa tra buoni e cattivi e a non riconoscere le fragilità umane.

IGOR: Sbagliano a voler fare, sempre e comunque, i grandi, a porre una barriera di sufficienza rispetto ai bambini, e non riuscire ad avvicinarsi realmente a loro. Forse l’unico che saprà ascoltarli e parlare loro, sarà la figura impalpabile del nonno di Marla, o forse il solo ricordo di lui.

     Marla, la bambina che accompagna il protagonista nel viaggio, cosa rappresenta?

PAOLA: Marla è una sorta di alter ego per Giacomo, il personaggio coraggioso e intraprendente, determinato e sognatore, l’unica persona che riesce ad ascoltare e ad interpretare, nel profondo, i silenzi e gli sguardi di Giacomo.

IGOR: Marla è l’amica che tutti vorremmo. Quella a cui non dobbiamo spiegare nulla, quella che ci capisce a prescindere, quella che sappiamo che, nel bene o nel male, non ci abbandonerà e sarà sempre dalla nostra parte. Ma Marla è anche l’aspetto avventuroso e intraprendente di ognuno di noi, quella parte di noi che ci fa pensare… “perché no?”, “ma si, posso farlo anch’io!”, Marla in fondo è una parte di Giacomo e una parte fondamentale di ognuno di noi.

     Il viaggio potrebbe rientrare in un ipotetico elenco di “Diritti naturali delle bambine e dei bambini”. Dare le spalle, anche solo per il tempo di un colpo di tosse, al mondo troppo spesso artefatto. Qui è la forza dell’infanzia, consapevole di poter incontrare mostri notturni ma anche di poter fare indimenticabili incontri.

     A quale altro personaggio della storia regalereste un viaggio simile?

PAOLA: Forse al marinaio che cuce le reti sul molo, consumato dal mare e dalla quotidianità ed abituato a trattare con brutalità gli altri. Dai suoi discorsi si intuisce che la sua esistenza è povera di ambizioni e sogni, priva di orizzonti, e che il suo mare è davvero “quadrato” e limitato.

IGOR: Non voglio ripetere il Marinaio, anche se sono d’accordo con le parole di Paola. E allora mi butto sul contadino, proprietario dell’albero di ciliegie, che fa finta di arrabbiarsi quando i bambini depredano il suo albero, perché in fondo così è più divertente, tanto per i bambini, piccoli e innocenti furfanti, che per lui, falso burbero dal cuore d’oro.

     I colori delle illustrazioni curate da Silvia Crocicchi, mi fanno pensare al mare, alla sabbia… anche i toni scuri trasmettono qualcosa di brillante. Quando scende la notte c’è la luce della luna e il presentimento che l’alba sia ormai alle porte.

     Mi parlate dei colori del vostro libro e della storia?

PAOLA: Le illustrazioni di Silvia Crocicchi accompagnano con dolcezza la storia di Giacomo, rendendola quasi “musicale” e poetica. Quando la sua unica amica Marla gli fa vivere l’avventura del viaggio verso il ritrovamento della mamma, lontana per “lavoro”- così diceva nelle sue lettere- nella mente del piccolo Giacomo affiorano particolari del suo passato che gli suggeriranno l’origine dell’immagine del suo mare quadrato. E così tra furti di ciliegie, mostri notturni spaventosi e nuove conoscenze il futuro di Giacomo cambierà.

IGOR: Le illustrazioni di Silvia ci hanno appassionato e stregato fin dal primo momento, siamo rimasti a bocca aperta fin da quando l’editore ci ha inviato la copertina, un momento magico. I colori del nostro libro sono stati catturati dalle tavole di Silvia, colori caldi e avvolgenti, come il rapporto di Giacomo con la madre lontana, maestosi e profondi come il blu del mare, infinito come il viaggio e il pericolo che Giacomo sente di dover affrontare dentro e fuori di se, e poi ci sono i volti che passano attraverso la pagina, e fanno ricordare tante cose di noi e della storia, dagli incontri inaspettati e sorprendenti, alle speranze, illusioni, paure e desideri di un bambino di otto anni.

     Alle domande successive, in particolare quella riguardante l’empatia con i vostri personaggi, potete rispondere assieme, qualora i pareri siano univoci.

Di che colore è Giacomo? Giacomo è forse più di un colore, perché all’interno della storia cambierà profondamente, e troverà dentro di se la forza e l’innocenza per superare tanti ostacoli, Giacomo è un colore freddo, che diviene passo dopo passo più caldo e avvolgente.

Di che colore è Marla? Blu elettrico, probabilmente metallizzato. Una simpatica scapestrata.

Di che colore sono le suore? Bianche e beige. Hanno fatto da madri a Giacomo e hanno fatto del loro meglio.

Di che colore è la madre di Giacomo? Viola, perché può avere tante sfumature dentro di se, e forse perché un po’ ci hanno influenzato le immagini della Crocicchi.

Di che colore è la legge? La legge non ha colore, deve andare su tutto.

     Il Mare quadrato nasce da un lavoro di scrittura a quattro mani.           Come siete riusciti a creare insieme all’altra persona?

L’idea è partita quasi per gioco, cercando di fare avvicinare i nostri mondi e le nostre passioni, Igor appassionato di gialli, crime, e thriller, legato al mondo della legge, Paola appassionata di letteratura e scrittura per l’infanzia, insegnante della scuola primaria. Per la fase realizzativa si decideva insieme l’evolversi della storia, scena dopo scena, poi si scriveva, aggiungendo e modificando ad ogni momento, e a volte scontrandosi. Poi una revisione generale e il giusto tempo per far crescere la storia.

     Cosa ha lasciato la partecipazione alla Fiera di Bologna, a voi e a tutti i piccoli Giacomo?

La Fiera di Bologna è stata una grande esperienza, dove stavolta non ci presentavamo come semplici curiosi o giornalisti della nostra rubrica NarraMondo (sul portale Thrillermagazine), ma bensì come autori. Come autori di un libro che era presente alla Fiera, e la cosa ha preso una piega diversa e inaspettata, e ci fa ben sperare per il futuro.

     Bambini Cittadini ringrazia gli autori de Il Mare quadrato, Paola Luciani ed Igor De Amicis, non solo per la partecipazione ma soprattutto per il valore del loro lavoro.

La redazione ha avuto la possibilità di ricollegarsi ad un tema di grande impatto sociale, che tanto è vicino al mondo dell’infanzia.

L’argomento sulla tutela delle relazioni tra figli minori e genitori detenuti, sarà nei prossimi giorni per Bambini Cittadini, oggetto di un approfondimento legislativo da parte di un professionista.

 

 

di Simona Novacco

 

(1) Frasi tratte da In viaggio coi diritti delle bambine e dei bambini. Autori i bambini stessi. Reggio Children.