Il no della 7° Commissione alle telecamere negli asili. Intervista al pedagogista, Daniele Novara

vii_commissione_istruzione_senatoLa 7° Commissione ha bocciato la legge in materia di “prevenzione abusi in asili e case di cura” approvata dalla Camera lo scorso mese. E’ l’epilogo di una consultazione, ma sicuramente è un segnale forte.

daniele novara- pedagogistaSu Vita.it, Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro PsicopPedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti, rilascia un’interessante intervista sull’argomento, a cui aveva dato parere negativo, quando la Camera l’aveva approvata: “Le telecamere sono una scorciatoia, i casi di vessazione sui bambini si prevengono con un’adeguata e rigorosa selezione del personale e una continua e sistematica formazione degli insegnanti stessi, non c’è un’altra strada.”

Che ne pensa quindi del parere contrario dato dalla Commissione Istruzione?
È una notizia positiva, la proposta è irrealistica sotto tanti punti di vista, sarebbe stata dannosa per il sistema scolastico e soprattutto per creare comunità educativa, che è quel che più mi preoccupa. (…)

La funzione educativa è esautorata in favore di quale altro approccio?
Affidiamo ormai tutto alla polizia, ai neuropsichiatri e alle tecnologie digitali. Il sistema delle app e dei tutorial va in questa stessa direzione, verso il dire “genitori non c’è più bisogno di voi”. C’è un mondo che spinge lì, in maniera lineare, al “crescerli senza educarli”. C’è una neuropsicologia che si propone come succedaneo delle funzioni educative però l’educazione non può avere un succedanei, è un suicidio, senza educazione la comunità si spegne e i figli si ammalano. C’è un profluvio di malattie di ogni tipo che investe una generazione, è impressionante, c’è urgente bisogno di una mission educativa.

Fonte: Vita.it – articolo di Sara De Carli (qui l’intervista completa).

Un augurio dal Garante nazionale per l’infanzia

Mese dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Cari tutti,

bambine e bambini, ragazze e ragazzi,

in questo mese cade una ricorrenza importante, perché il 20 novembre 1989 le Nazioni Unite hanno approvato la Convenzione ONU sui diritti del fanciullo, una Carta firmata da quasi tutti i Paesi del Mondo -che, proprio 25 anni fa, anche l’Italia ha ratificato – e in cui sono riconosciuti i Vostri diritti fondamentali.

Nonostante il consenso quasi generale degli Stati, ancora oggi i Vostri diritti sono talvolta trascurati e disattesi.

L’Italia è sempre stato un Paese virtuoso sul piano del riconoscimento dei diritti dell’infanzia, con una bella tradizione di tutela delle persone di minore età, vulnerabili e indifese. Di recente, tuttavia, anche il nostro Paese sta rischiando di fare passi indietro sul fronte della attuazione dei diritti (…)

Per questo vorrei che l’intero mese di novembre fosse dedicato a Voi tutti (…)

Da parte mia, quale vostra Garante, voglio assicurarvi il mio quotidiano impegno e dirvi che non sono sola ma siamo in tanti ad essere vostri alleati.

Il mio augurio è che una volta divenuti adulti, possiate guardare al tempo dell’infanzia come ad un periodo in cui avete potuto conoscere il valore dei diritti, perché possiate anche voi trasmetterne l’importanza in una sorta di contaminazione positiva che si diffonde come una macchia d’olio dall’Italia a tutta Europa e al mondo intero.

filomenaalbanoFilomena Albano

Garante nazionale per l’infanzia 

 

(per leggere l’editoriale completo)

Il Mese dell’affido e dell’accoglienza a Pescara

L’affido e l’accoglienza, come esperienza di fondamentale importanza non solo per i minori in difficoltà, ma anche per le famiglie che si aprono a tale gesto.

 

giulia-orecchia-caseCara casina casetta
mi piaci anche se stretta
mi piaci anche se bassa
mi piaci casa casetta
col tetto di tegole amica del sole
mi piace sapere che qualcuno mi aspetta
ferma, immobile lì ti troverò, ieri oggi                                                                      domani e un altro dì.

Che cos’è l’affido?

«L’affido familiare è un intervento mirato a favorire l’accoglienza temporanea di minori all’interno di un nucleo familiare affidatario, questo quando la famiglia di origine si trova, per motivi diversi, in una situazione di particolare difficoltà che la porta, temporaneamente, a non essere in grado di occuparsi dell’educazione e delle necessità materiali ed affettive dei propri figli. In questo caso è necessario attivare un percorso di sostegno, che si può concretizzare in diverse forme di aiuto al bambino o al ragazzo o alla sua famiglia: l’affido familiare è una delle possibilità».

Assistenti sociali comunali Liviana Leone,  Rita Di Giambattista.

pescara mese dell'affidoPer leggere il programma della manifestazione clicca qui (pdf)

 

 

 

 

Immagini grafiche di Giulia Orecchia

Poesia di Simona Novacco

Parola di bambina!

Tempo fa ho incontrato una bambina, una bambina come me tanti anni fa, una bambina come te, lei, come tutti voi, bambini.
Una bambina che rideva, tanto, con i capelli fulvi spettinati, come se avessero danzato poco prima con il vento, rideva, e le chiesi perché.

“L’altalena”mi dice

“Lo sai che le altalene sono fatte per dondolare?”

Le ho sorriso, e lei “Cominci ad oscillare, prima stordita dall’altezza, poi inizi ad aiutare l’altalena per andare più in alto.”

Sospesa tra cielo e terra, certo, ricordo, l’arco che si fa più grande, e la bambina che contribuisce con quei movimenti che tutti i bambini apprendono, o già sanno, quando salgono su un’altalena.
La vertigine dell’altezza che scompare, sostituita dalla confusa sensazione di paura e di vittoria che accompagna il corpo proiettato in aria.
La bambina fa per andarsene, la fermo, non so ma le chiedo di nuovo perché rideva tanto.

“Ridevo, e rido ancora, perché in quell’andare e venire, sono stati miei il cielo e la terra, ora l’uno, ora l’altra.”

Liberamente tratto da “La bambina e l’altalena” di José Saramago

Foody, una star in vacanza!

Dopo 184 giorni ha chiuso l’Expo 2015, noi abbiamo incontrato Foody per un’ultima intervista, non ci ha voluto dire la sua meta ma pensiamo, visto l’abbigliamento che si stia dirigendo in segreto in qualche spiaggia assolata.

Signor Foody stanco dalla lunga kermesse?
Certo essere sotto i riflettori di tutto il mondo non è cosa da niente, sempre con gli stessi abiti e lo stesso sorriso, non che mi sia annoiato anzi ma ora devo pensare un po’ a me…

Quale sarà il destino dell’albero della vita?
Ah, quante ore ho passato lì sotto… i pochi momenti in solitudine… se non erro resterà a Rho. Dovrò ricordarmelo, forse fra qualche anno tornerò a salutarlo…ma anche no!

E tutti i padiglioni espositivi? Che fine faranno?
Considerati i non pochi soldi spesi, buona parte dei Paesi ricicleranno, in patria o altrove, il proprio padiglione. Me ne hanno offerto in dono un paio, tra cui quello vincitore dell’Angola, ma ho detto che ci avrei pensato su, non mi piace portare il lavoro a casa…

Ci può dire qualcosa in più?
Giusto un accenno, ho un aereo che devo prendere per… (fa finta di tossire)
I quattro silos della Svizzera diventeranno serre urbane in altrettanti cantoni elvetici.
Il giardino botanico del Bahrain tornerà a lussureggiare nel Paese arabo.
L’oasi del Padiglione degli Emirati Arabi Uniti sarà ricollocata a Masdar City.
Mentre le sfere dell’Azerbaijan diventeranno un centro per la tutela della biodiversità nella capitale, Baku.
Alcuni padiglioni saranno riutilizzati per scopi sociali e progetti di cooperazione internazionale:  Il villaggio della onlus Save The Children troverà collocazione nel campo profughi di Jarahieh, in Libano; il padiglione Coca Cola, che ha le dimensioni di un campo da basket regolamentare, resterà invece a Milano, per diventare un centro sportivo.
Molti Stati hanno poi deciso di donare le parti “simbolo” dei loro padiglioni: gli alberi più imponenti dell’Austria saranno ripiantati in una foresta nei pressi di Bolzano; le colonne del Vietnam saranno donate al Comune di Alassio, in Liguria.
Saranno totalmente demoliti, invece, i padiglioni di Cina, Germania, Spagna, Thailandia, Qatar e Uruguay. Ora però devo partire… mi potrà trovare comunque al mio rientro…  mi convenga che saprà di ciò dalla cronaca non solo nazionale ma internazionale, d’altronde l’Expo 2015 è finito ma presto ne verrà un altro e io, dovrò indossare di nuovo i colorati abiti della mascotte.

E’ il mio destino, lei ha il suo, di cui non voglio sapere nulla mi perdoni, è io il mio… (sospira compiaciuto)

foody a roma

Bye Bye Fufy, cioè Foody!

Mentre va via, rifletto sul mio destino che non prevede per ora un viaggio di relax ma poi… mi torna in mente che la prossima edizione Expo 2020 si farà a Dubai. Non gliel’ha detto nessuno?

O forse, è lì che sta andando in vacanza!
Foody è un professionista… sicuramente… forse…

Charles Wicksteed, amico di tutti i bambini!

Oggi gioco con Charles Wicksteed!

Qualcuno dei miei compagni di gioco, ci scommetto, si sarà fermato proprio ora, a pensare:

Ma con chi è che gioca?
Chi è Charles?
Un bambino nuovo?
Da dove arriva?
E’ più piccolo di lei?
O più grande di tutti noi?
Sarà simpatico?
Forse sì o forse no…

Qualcuno dirà sicuramente:

Io l’ho conosciuto, qualche giorno fa, al parco!

E tutta la compagnia all’unisono:

Se lui l’ha conosciuto al parco, allora anche noi?
Per forza…Ma certo…Sicuramente…O tutti…O nessuno…

Sì amici miei, oggi ho giocato con Charles Wicksteed al parco, scivolando fino a cadere giù tra le foglie secche! Sì amici miei, anche voi ci avete giocato  e grazie a lui che il mondo scivola per divertirsi!!!

Amici miei, se non avete indovinato chi è Charles Wicksteed non preoccupatevi, fermatevi un turno ma restate in fila, giusto il tempo di sfogliare la rivista di Bambini Cittadini che vi svelerà l’arcano!

Soltanto dopo…

…giùùùùùùùùùùùùùùùù!!!

Una risposta alla genitorialità in carcere

Incontro con il direttore della Casa Circondariale di Teramo.

Nel nostro intento di approfondire un argomento tanto delicato quale è la genitorialità in carcere, abbiamo scelto di voler muovere i primi passi incontrando chi questa realtà l’ha già conosciuta, anche da molto vicino. Una realtà tutta abruzzese quella della Casa Circondariale di Teramo, Località Cagliostro, che porta avanti un percorso di risocializzazione dei detenuti, senza mai dimenticare l’importanza di recuperare il ruolo di genitori per i padri e le madri, che devono scontare la pena tra le mura carcerarie.

Stefano Liberatore, Direttore da tre anni nel penitenziario teramano, ci spiega quali sono gli obiettivi su cui puntano i suoi progetti e il lavoro della sua equipe educativa: “Dall’attivazione dell’asilo nido, all’interno del carcere, è andata emergendo la necessità di integrare l’attività rivolta ai bambini con percorsi di sostegno alla genitorialità (…) Sono convinto che il diritto del minore è strettamente connesso a quello del genitore di recuperare il suo ruolo. Per poter avere una crescita equilibrata deve essere favorito il più possibile, anche i genitori detenuti sentendosi riconosciuti tali, troveranno maggiori stimoli al cambiamento.”

La Carta dei figli dei genitori detenuti nell’art.1, accentua l’importanza di questo diritto, continuare ad essere genitore per i padri e le madri detenuti, e continuare ad essere figlio per tutti i bambini e gli adolescenti che sono costretti a vivere questa esperienza: “Di fronte all’arresto di uno o di entrambi i genitori, il mantenimento della relazione familiare (…) va assunta come un diritto fondamentale del bambino, a cui va garantita la continuità di un legame affettivo (…) è necessario operare affinché la detenzione costituisca per il genitore detenuto un’occasione per recuperare l’identità genitoriale persa o da ricostruire (…)”

Tutta l’intervista si può leggere sulla rivista di ottobre di Bambini Cittadini

Nuovo Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia

Il Gruppo di Lavoro per la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza (www.gruppocrc.net) ha presentato lo scorso 17 giugno 2014 il 7° Rapporto di aggiornamento sul monitoraggio della Convenzione Onu sull’infanzia e l’adolescenza nel nostro Paese.

7° Rapporto di monitoraggio
7° Rapporto di monitoraggio sui diritti dell’infanzia in Italia

Dalle pagine del documento si evidenziano alcuni dei problemi ancora irrisolti:

  • povertà in crescita
  • carenza dei servizi socio-educativi per l’infanzia
  • assenza di programmi sulla prevenzione e promozione della salute: dalla prevenzione preconcezionale al parto viene meno l’informazione e la condizione di sicurezza e di cure adeguate
  • a rischio il diritto di ogni bambino a vivere la famiglia: un numero sempre maggiore di bambini dagli 0 ai 2 anni viene oggi allontanato dalla propria famiglia di origine ed inserito nelle comunità (61%) rispetto al 39% che viene affidato alle famiglie.

All’interno del monitoraggio vengono riportati in arancione tutte le raccomandazioni del Gruppo CRC rivolte negli anni a tutte le istituzioni e ai referenti competenti e ancora non attuate.

Scarica la relazione in PDF  (fonte originale: http://www.gruppocrc.net/-documenti-)

 

Voci in cammino per un cambiamento dei servizi per la prima infanzia.

Testimonianze dal convegno abruzzese “0-6 anni: L’educazione futura. Nidi e scuole dell’infanzia verso un sistema integrato di qualità.”

Il Decreto Legge n.1260, disegno di legge con cui in Senato si è ripreso il percorso legislativo sui servizi per la prima infanzia, è stato l’argomento chiave dello scorso convegno 0-6 anni: L’educazione futura. Nidi e scuole dell’infanzia verso un sistema integrato di qualità, svoltosi a Chieti presso l’Università G. D’Annunzio in collaborazione con il Coordinamento Nidi Infanzia Abruzzo.
La proposta di legge, rafforza il riconoscimento della funzione educativa e sociale dei nidi d’infanzia e delle scuole dell’infanzia, evidenziando l’importanza che si deve riconoscere nella loro continuità, migliorando la fase progettuale del passaggio poiché naturalmente connessi, e superando per la fascia 0-3 anni il neo che da sempre lo contraddistingue come servizio a domanda individuale, una delle cause del suo scarso sviluppo a livello nazionale.
Il Decreto Legge si muove su tre livelli:

  • la funzione dello Stato che tornerebbe ad essere soggetto attore definendo i livelli essenziali in materia di prima infanzia (raggiungere il 33% dei servizi educativi sul territorio nazionale con relative risorse per tale sviluppo, riconoscimento della formazione universitaria per il ruolo di educatori, parametri strutturali standard, abrogazione degli anticipi;
  • la funzione delle Regioni a cui è confermato il ruolo importante a livello normativo e di programmazione che dal un nuovo assetto statale dovrebbero cogliere le condizioni necessarie per istituire un sistema regionale di normazione meno diversificato;
  • la funzione degli Enti Locali richiamati a controllare la qualità dei servizi del loro territorio (autorizzazione e accreditamento, promozione della formazione continua per gli operatori e di scambio nell’ambito del sistema integrato).

La proposta di legge richiama l’intervento dello Stato e ci porta a recuperare lo svantaggio accumulato nei confronti degli altri Paesi europei, avvicinandoci alle ultime e più importanti linee europee sulla prima infanzia, la Comunicazione n.66/2011 e la Raccomandazione del 20 febbraio 2013 della Commissione europea, che promuovono la fascia 0-6 anni come tappa fondamentale per lo sviluppo di ciascun individuo.

Il convegno abruzzese si è aperto con l’intervento del Direttore del Dipartimento di Scienze filosofiche, pedagogiche ed economico quantitative, Gaetano Bonetta, ed è proseguito con l’analisi di Maurizio Parente sulla situazione nazionale e nello specifico della Regione Abruzzo, rispetto ai servizi educativi per la prima infanzia.
Le riflessioni partono analizzando gli ultimi Rapporti Istat del 2012 e quelli aggiornati del 2011 parallelamente ai dati rilevati dal Piano di sviluppo dei servizi per la prima infanzia, monitoraggio voluto dal Dipartimento delle Politiche della famiglia e curato dall’Istituto Innocenti. Questo perché, spiega Parente, i dati Istat vengono ricavati dalla spesa sociale e quindi la campionatura si basa su servizi pubblici o convenzionati, mentre nel monitoraggio si individua non solo il pubblico ma anche la realtà dei privati. Gli anni presi in considerazione vanno dal 2007 al 2012, dove fa notare una crescita netta dei servizi dei nidi e di quelli integrativi sul tutto il territorio nazionale. Per spiegare il perché della presa in esame di questo periodo, introduce il panorama legislativo inerente i servizi per la prima infanzia: “L’unico riferimento normativo, pur non rispondendo più alle nuove esigenze educative, è stata da sempre la legge n.1044 che come legge di finanziamento ha richiamato l’impegno statale nel periodo che va dal ’71 al ’77. Successivamente l’ultimo intervento statale risale al 1997 con la legge n.285 che istituiva due servizi integrativi per la prima infanzia: spazio gioco e centri per bambini e famiglie. Da questa eccezione è seguita un’assenza dello Stato in materia di prima infanzia. Soltanto dal 2007 spronati dal Documento di Barcellona che chiedeva l’ampliamento e la copertura sul territorio nazionale dei servizi per la prima infanzia almeno del 33%, lo Stato italiano si è trovato costretto ad avviare un Piano Straordinario che andasse a coprire il biennio, ma che seguirà fino al 2010. Dopo un anno di ferma, altri fondi saranno predisposti per il 2012, soprattutto per colmare la parte gestionale, dove gli Enti locali soffrono maggiormente.”
I dati riguardanti questi anni, in virtù dei fondi concessi, rispecchiano un paese positivo nella risposta, compreso il territorio abruzzese. Nel dettaglio però i dati attuali sono molto meno positivi, segnando un incremento della curva verso il basso; una sofferenza nazionale si è andata chiaramente delineando con la fine dei fondi.
Da un approccio superficiale, continua il ricercatore, l’Italia parrebbe rispondere alle richieste europee sul tasso di copertura a livello nazionale, ma ad un maggiore approfondimento la situazione appare ben lontana dalla raccomandazione n.112 della Comunità europea che richiama alla “equità”, esortando a creare un sistema di servizi pronta ad accogliere tutti i bambini, indistintamente, assicurando la qualità necessaria: “Questo avviene perché c’è stata una buona diffusione dei nidi e dei servizi integrativi nel centro-nord del paese contro un’assenza di questi nel centro-sud, che viene compensata con un aumento degli anticipi. L’offerta data dagli anticipi non è paragonabile con quella dei nidi d’infanzia, perché non progettati ad accogliere i più piccoli, costretti ad adeguarsi al contesto, e non il contrario. E’ una Italia spezzata quella che ci si presenta, un paese che non ha ancora un disegno unitario per riconoscere il diritto dei bambini.”
Per porre freno a questa crisi afferma Maurizio Parente, è necessario continuare a pretendere in primis, il riconoscimento del valore educativo dei servizi per la prima infanzia, la costruzione di un sistema equo e la presenza di una governance pubblica, importante a mantenere alta la qualità dei servizi. Il decreto legge n.1260, conclude, va in questa direzione.
Ad ultimare gli interventi maggiori, segue quello della Tutor del Nucleo di Coordinamento Nidi Infanzia, Anna Ferrante, che parla dei cantieri aperti in Abruzzo: “Costruire un territorio capace e pronto ad accogliere una idea concreta di cultura dell’infanzia 0-6 anni, mettendo insieme, sullo stesso cammino, le parti pedagogiche con quelle strutturali e politiche.”
In Abruzzo, continua, c’è una potenzialità che aspetta di essere sviluppata, e ad oggi ha portato ad esempio, non con pochi sforzi e sofferenze, alla disciplina sull’accreditamento, che seppur ancora imprecisa per alcuni punti è rappresentativa di un connubio di forze diverse che convergono verso lo stesso obiettivo.
Confermando l’assenza di un sistema integrato regionale per i servizi della prima infanzia, la Ferrante continua ad evidenziare il grande potenziale del territorio rappresentato dalle singole realtà, che si mettono in gioco perché credono in quello che fanno e perché come operatori del settore pretendono di dare qualità, e nello stesso tempo di riceverla per il lavoro che svolgono quotidianamente.
Proprio agli operatori si rivolge la pedagogista, perché con le loro azioni, le loro domande, le loro necessità, le loro denunce, diventino i principali attori del cambiamento.
Un cambiamento oggi più che mai urgente, che trova nel decreto legge n.1260 un importante punto di partenza.

Per vedere l’intervento di Maurizio Parente consultare questo link

 

Intervento di Bambini Cittadini al Convegno 0-6 anni: L’educazione futura

Nei prossimi giorni verrà pubblicato un articolo dedicato allo scorso convegno abruzzese “0-6 anni: L’educazione futura. Nidi e scuole dell’infanzia verso un sistema integrato di qualità” con testimonianze video di alcuni degli interventi.
Come partecipante e fautrice di un improrogabile cambiamento nel settore della prima infanzia, nella politica e nel ruolo che deve assumere la cittadinanza nei confronti dei bambini cittadini, riporto il mio intervento, cogliendo l’occasione per ringraziare l’affettuosa accoglienza e l’interesse dimostrato.

“E’ per me importante iniziare questo intervento con un breve riferimento al termine “diritto” e ai valori che incorpora. Le numerose domande che hanno preso forma negli anni di attività come educatrice, oggi riscontrabili proprio nei punti delineati dalla legge che qui presentiamo, riescono a trovare una via per costruire risposte in esso, nel diritto. Diritto come giusto mezzo, e collegamento imprescindibile delle leggi, dello stato e dei suoi governanti con i problemi concreti del reale. Sia la giustizia che le leggi devono, oltre che avere il compito di governare gli uomini, essere capaci di accompagnare i cittadini nel percorso che li porterà ad essere soggetti attivi di una comunità ideale. In una comunità, la centralità del rapporto cittadino-società è costituito da un substrato specifico fondato sul legame educazione-istruzione. Educazione ed istruzione sono chances di vita, possibilità di scegliere e comprendere i mutamenti della società in cui si vive. Non considerarli una risorsa, significherebbe essere meno liberi.

Tra i punti fondamentali in tutte le strategie internazionali, da Lisbona fino a Europa 2020, vi è quello appunto di migliorare l’istruzione e l’apprendimento permanente; ciò contribuirà, a diminuire la povertà e a favorire l’inclusione sociale. Il percorso fin qui tracciato porterebbe quindi a collocare il nido d’infanzia come servizio pubblico d’importanza nel welfare state. L’educazione della prima infanzia infatti è diventata negli ultimi anni una priorità politica di molti paesi. Una sempre più ampia ricerca riconosce che l’Early Child Education and Care ha un impatto benefico su molti aspetti sociali: apprendimento, integrazione, diminuzione del rischio dell’abbandono scolastico, futura occupazione e quindi inclusione sociale. I primi anni dei bambini sono quelli più formativi, in questo periodo di tempo si gettano le basi per ogni forma di apprendimento successivo, e se queste basi risultano solide sin da subito, l’apprendimento si rivelerà efficace e maggiormente predisposto al lifelong learning.

Nonostante ciò, nel nostro paese ancora persiste un panorama del sistema educativo diversificato tra i servizi per la prima infanzia e le scuole dell’infanzia, con una mancanza di riconoscimento nei confronti dei primi rispetto ai secondi, con tutto ciò che ne deriva.

Nella nostra Regione il sistema integrato dei servizi per la prima infanzia ancora non è stato raggiunto e quello che si trova è un territorio trascurato, frammentato, esule da una consapevole cooperazione tra sistemi politici, educativi, imprenditoriali.

Congiuntamente risulta carente anche l’informazione. E’ presente uno scarso interesse nei confronti dell’informazione, dell’atto di informare gli stakeholders e renderli partecipi .

Penso che uno dei livelli essenziali per un progetto territoriale in materia di prima infanzia sia la capacità di riattivare la comunicazione, il convegno di oggi ne è l’esempio. Bambini Cittadini è un progetto che nasce con questo intento, dove la comunicazione vuole tornare ad essere informazione, soprattutto in campo legislativo, politico e sociale, argomenti non quotidiani in un lavoro pedagogico come il nostro o nella vita di tutti i giorni di una famiglia, ma che tacitamente sono chiamate a decidere del presente e del futuro del nido d’infanzia, degli operatori, dei bambini e delle famiglie. Soltanto insieme, collaborando, conoscendo, restando informati, si potrà riuscire a diffondere una cultura di qualità per l’infanzia nel nostro paese, nella nostra regione.”

Simona Novacco, educatrice, membro OTC del Comune di Francavilla, giornalista e responsabile del progetto Bambini Cittadini.