Voci in cammino per un cambiamento dei servizi per la prima infanzia.

Testimonianze dal convegno abruzzese “0-6 anni: L’educazione futura. Nidi e scuole dell’infanzia verso un sistema integrato di qualità.”

Il Decreto Legge n.1260, disegno di legge con cui in Senato si è ripreso il percorso legislativo sui servizi per la prima infanzia, è stato l’argomento chiave dello scorso convegno 0-6 anni: L’educazione futura. Nidi e scuole dell’infanzia verso un sistema integrato di qualità, svoltosi a Chieti presso l’Università G. D’Annunzio in collaborazione con il Coordinamento Nidi Infanzia Abruzzo.
La proposta di legge, rafforza il riconoscimento della funzione educativa e sociale dei nidi d’infanzia e delle scuole dell’infanzia, evidenziando l’importanza che si deve riconoscere nella loro continuità, migliorando la fase progettuale del passaggio poiché naturalmente connessi, e superando per la fascia 0-3 anni il neo che da sempre lo contraddistingue come servizio a domanda individuale, una delle cause del suo scarso sviluppo a livello nazionale.
Il Decreto Legge si muove su tre livelli:

  • la funzione dello Stato che tornerebbe ad essere soggetto attore definendo i livelli essenziali in materia di prima infanzia (raggiungere il 33% dei servizi educativi sul territorio nazionale con relative risorse per tale sviluppo, riconoscimento della formazione universitaria per il ruolo di educatori, parametri strutturali standard, abrogazione degli anticipi;
  • la funzione delle Regioni a cui è confermato il ruolo importante a livello normativo e di programmazione che dal un nuovo assetto statale dovrebbero cogliere le condizioni necessarie per istituire un sistema regionale di normazione meno diversificato;
  • la funzione degli Enti Locali richiamati a controllare la qualità dei servizi del loro territorio (autorizzazione e accreditamento, promozione della formazione continua per gli operatori e di scambio nell’ambito del sistema integrato).

La proposta di legge richiama l’intervento dello Stato e ci porta a recuperare lo svantaggio accumulato nei confronti degli altri Paesi europei, avvicinandoci alle ultime e più importanti linee europee sulla prima infanzia, la Comunicazione n.66/2011 e la Raccomandazione del 20 febbraio 2013 della Commissione europea, che promuovono la fascia 0-6 anni come tappa fondamentale per lo sviluppo di ciascun individuo.

Il convegno abruzzese si è aperto con l’intervento del Direttore del Dipartimento di Scienze filosofiche, pedagogiche ed economico quantitative, Gaetano Bonetta, ed è proseguito con l’analisi di Maurizio Parente sulla situazione nazionale e nello specifico della Regione Abruzzo, rispetto ai servizi educativi per la prima infanzia.
Le riflessioni partono analizzando gli ultimi Rapporti Istat del 2012 e quelli aggiornati del 2011 parallelamente ai dati rilevati dal Piano di sviluppo dei servizi per la prima infanzia, monitoraggio voluto dal Dipartimento delle Politiche della famiglia e curato dall’Istituto Innocenti. Questo perché, spiega Parente, i dati Istat vengono ricavati dalla spesa sociale e quindi la campionatura si basa su servizi pubblici o convenzionati, mentre nel monitoraggio si individua non solo il pubblico ma anche la realtà dei privati. Gli anni presi in considerazione vanno dal 2007 al 2012, dove fa notare una crescita netta dei servizi dei nidi e di quelli integrativi sul tutto il territorio nazionale. Per spiegare il perché della presa in esame di questo periodo, introduce il panorama legislativo inerente i servizi per la prima infanzia: “L’unico riferimento normativo, pur non rispondendo più alle nuove esigenze educative, è stata da sempre la legge n.1044 che come legge di finanziamento ha richiamato l’impegno statale nel periodo che va dal ’71 al ’77. Successivamente l’ultimo intervento statale risale al 1997 con la legge n.285 che istituiva due servizi integrativi per la prima infanzia: spazio gioco e centri per bambini e famiglie. Da questa eccezione è seguita un’assenza dello Stato in materia di prima infanzia. Soltanto dal 2007 spronati dal Documento di Barcellona che chiedeva l’ampliamento e la copertura sul territorio nazionale dei servizi per la prima infanzia almeno del 33%, lo Stato italiano si è trovato costretto ad avviare un Piano Straordinario che andasse a coprire il biennio, ma che seguirà fino al 2010. Dopo un anno di ferma, altri fondi saranno predisposti per il 2012, soprattutto per colmare la parte gestionale, dove gli Enti locali soffrono maggiormente.”
I dati riguardanti questi anni, in virtù dei fondi concessi, rispecchiano un paese positivo nella risposta, compreso il territorio abruzzese. Nel dettaglio però i dati attuali sono molto meno positivi, segnando un incremento della curva verso il basso; una sofferenza nazionale si è andata chiaramente delineando con la fine dei fondi.
Da un approccio superficiale, continua il ricercatore, l’Italia parrebbe rispondere alle richieste europee sul tasso di copertura a livello nazionale, ma ad un maggiore approfondimento la situazione appare ben lontana dalla raccomandazione n.112 della Comunità europea che richiama alla “equità”, esortando a creare un sistema di servizi pronta ad accogliere tutti i bambini, indistintamente, assicurando la qualità necessaria: “Questo avviene perché c’è stata una buona diffusione dei nidi e dei servizi integrativi nel centro-nord del paese contro un’assenza di questi nel centro-sud, che viene compensata con un aumento degli anticipi. L’offerta data dagli anticipi non è paragonabile con quella dei nidi d’infanzia, perché non progettati ad accogliere i più piccoli, costretti ad adeguarsi al contesto, e non il contrario. E’ una Italia spezzata quella che ci si presenta, un paese che non ha ancora un disegno unitario per riconoscere il diritto dei bambini.”
Per porre freno a questa crisi afferma Maurizio Parente, è necessario continuare a pretendere in primis, il riconoscimento del valore educativo dei servizi per la prima infanzia, la costruzione di un sistema equo e la presenza di una governance pubblica, importante a mantenere alta la qualità dei servizi. Il decreto legge n.1260, conclude, va in questa direzione.
Ad ultimare gli interventi maggiori, segue quello della Tutor del Nucleo di Coordinamento Nidi Infanzia, Anna Ferrante, che parla dei cantieri aperti in Abruzzo: “Costruire un territorio capace e pronto ad accogliere una idea concreta di cultura dell’infanzia 0-6 anni, mettendo insieme, sullo stesso cammino, le parti pedagogiche con quelle strutturali e politiche.”
In Abruzzo, continua, c’è una potenzialità che aspetta di essere sviluppata, e ad oggi ha portato ad esempio, non con pochi sforzi e sofferenze, alla disciplina sull’accreditamento, che seppur ancora imprecisa per alcuni punti è rappresentativa di un connubio di forze diverse che convergono verso lo stesso obiettivo.
Confermando l’assenza di un sistema integrato regionale per i servizi della prima infanzia, la Ferrante continua ad evidenziare il grande potenziale del territorio rappresentato dalle singole realtà, che si mettono in gioco perché credono in quello che fanno e perché come operatori del settore pretendono di dare qualità, e nello stesso tempo di riceverla per il lavoro che svolgono quotidianamente.
Proprio agli operatori si rivolge la pedagogista, perché con le loro azioni, le loro domande, le loro necessità, le loro denunce, diventino i principali attori del cambiamento.
Un cambiamento oggi più che mai urgente, che trova nel decreto legge n.1260 un importante punto di partenza.

Per vedere l’intervento di Maurizio Parente consultare questo link