Una risposta alla genitorialità in carcere

Incontro con il direttore della Casa Circondariale di Teramo.

Nel nostro intento di approfondire un argomento tanto delicato quale è la genitorialità in carcere, abbiamo scelto di voler muovere i primi passi incontrando chi questa realtà l’ha già conosciuta, anche da molto vicino. Una realtà tutta abruzzese quella della Casa Circondariale di Teramo, Località Cagliostro, che porta avanti un percorso di risocializzazione dei detenuti, senza mai dimenticare l’importanza di recuperare il ruolo di genitori per i padri e le madri, che devono scontare la pena tra le mura carcerarie.

Stefano Liberatore, Direttore da tre anni nel penitenziario teramano, ci spiega quali sono gli obiettivi su cui puntano i suoi progetti e il lavoro della sua equipe educativa: “Dall’attivazione dell’asilo nido, all’interno del carcere, è andata emergendo la necessità di integrare l’attività rivolta ai bambini con percorsi di sostegno alla genitorialità (…) Sono convinto che il diritto del minore è strettamente connesso a quello del genitore di recuperare il suo ruolo. Per poter avere una crescita equilibrata deve essere favorito il più possibile, anche i genitori detenuti sentendosi riconosciuti tali, troveranno maggiori stimoli al cambiamento.”

La Carta dei figli dei genitori detenuti nell’art.1, accentua l’importanza di questo diritto, continuare ad essere genitore per i padri e le madri detenuti, e continuare ad essere figlio per tutti i bambini e gli adolescenti che sono costretti a vivere questa esperienza: “Di fronte all’arresto di uno o di entrambi i genitori, il mantenimento della relazione familiare (…) va assunta come un diritto fondamentale del bambino, a cui va garantita la continuità di un legame affettivo (…) è necessario operare affinché la detenzione costituisca per il genitore detenuto un’occasione per recuperare l’identità genitoriale persa o da ricostruire (…)”

Tutta l’intervista si può leggere sulla rivista di ottobre di Bambini Cittadini