guerra-bambina---copertina

Arianna Martini ci racconta di lei e della sua Associazione Support and Sustain Children

ariannamartiniMi chiamo Arianna Martini e sono il presidente di Support and Sustain Children.

Tanta passione ci contraddistingue e tanti momenti di sconforto sono stati superati dal solo desiderio di sentirsi umani e parte attiva di quel sogno che è poter contribuire in piccolissima parte a migliorare  le sorti di molti bambini dimenticati dal mondo. Dimenticati da adulti impegnati a costruire odio e a calpestare questi piccoli fiori, unica salvezza dell’umanità.

Quando nasce l’Associazione?

Logo Support and Sustain ChildrenL’associazione nasce da questa spinta, inizialmente mia e poi diventata missione di un gruppo di persone. Nel 2013 mi sono guardata allo specchio e quello che ho visto non mi è piaciuto: una donna serena ma dilaniata dai sensi di colpa per tutto quello che vedevo accadere attorno a me. E dal vuoto di ideali e di umana empatia. Ideali che ho deciso di passare in prima persona ai miei figli, partendo per i campi profughi siriani per sostenere questa popolazione inerme in fuga dalla guerra, questi bambini dimenticati e abbandonati.

Come vi sostenete?

Gli amici che sono oggi SSCh si sono inizialmente tassati, poi sono iniziate ad arrivare le prime donazioni (dopo qualche viaggio) e ci siamo dati un nome, anche per dare dignità al mio operare in loco con associazioni locali. Ad oggi ancora ci finanziamo dal basso, con donazioni spontanee e con eventi.

Quali parte del mondo raggiungete?

Ci rechiamo mensilmente, o quasi, in campi profughi sul confine Turco/Siriano, Giordano/Siriano e in Iraq. In genere parto io, un medico e Andrea Palmucci. A volte qualche altro volontario. Le foto che vedete sul nostro sito, sono la testimonianza dell’occhio e della sensibilità di Andrea, amico e fratello, che mette a disposizione la sua arte ed il suo cuore per questa missione. Personalmente non ho arte, non ho parole da vendere ma ho solo il mio cuore frantumato, dilaniato, spezzato e ricucito con cui posso raccontare ciò che vedo e ciò che tentiamo di fare.

Cosa ha visto?

Andrea Palmucci Photographer © 2016
Andrea Palmucci Photographer © 2016

Incontro angeli senza ali, vedo occhi vuoti e tocco mani gelide. Questi bambini non hanno casa, non hanno spesso una madre che mandi via la loro paura, sono traumatizzati hanno freddo o troppo caldo, e hanno fame. Tanta fame. Fame vera e fame di affetto. Sono bambini persi, bambini a cui verrà forse un giorno chiesto di ricostruire la loro terra con le loro manine vuote. Senza saper leggere e senza alcuna capacità di rialzarsi. A loro sono negati i diritti base, il diritto al gioco e alla fanciullezza, all’istruzione e soprattutto alla vita.

Cosa fate per aiutarli?

Noi portiamo loro e alle loro famiglie cibo, acqua, cerchiamo di coprire i loro gelidi inverni. Portiamo cure mediche, il nostro dottore passa ore seduto fra polvere fango e visita centinaia di bambini. Alcuni dei quali non ce la fanno. Se nasci o vivi in un campo profughi spontaneo, sei invisibile e muori nella polvere senza che nessuno sappia ma i nulla dei tuoi occhi, dei tuoi piedini scalzi e del tuo piccolo cuore di bambino. Calpestato nei sogni più innocenti, e i sogni dei bambini sono il nostro futuro e la linfa vitale di ogni adulto.

Cosa le hanno dato questi anni trascorsi in prima linea?

Support and Sustain Children
Support and Sustain Children

Io ho imparato la pietà e la dignità, ho costruito pezzo dopo pezzo sulle macerie del dolore che vedo e sento la consapevolezza che possiamo essere la scintilla per il cambiamento. E non intendo dando loro da mangiare e salvandogli la vita, ma dando loro speranza. Speranza che qualcosa esista, che qualcuno li guardi, che un domani la nostra azione sarà ricordata da almeno uno di loro e che operi un cambiamento in queste spirali di odio e violenza a cui sono sottoposti.

Questo ci manda avanti, non il solo agire estemporaneo.

Questo fotografa Andrea: la speranza, quella piccola luce anche all’inferno.

Grazie Arianna.

Da questa speranza sono nate le poesie di Guerra bambina, non posso che ringraziare te e Andrea, le cui foto sono state ispiratrici.

Simona Novacco