Archivi categoria: approfondimenti

Cari Politici…

A elezioni concluse, rimandiamo il video dei ragazzi che frequentano i Punti Luce di Save The Children

Nelle loro proposte ai candidati, i minori hanno sollevato questioni importantissime sulle quali i rappresentanti politici che siederanno al Governo e in Parlamento saranno chiamati ad intervenire mettendo in campo politiche efficaci o implementando pienamente leggi già approvate.

 

Vaccinazione: due anni transitori per nidi e scuole dell’infanzia. Ma la documentazione va comunque presentata

lavagnaAi nastri di partenza di un nuovo anno scolastico, il Miur rende nota la fase transitoria che riguarderà le vaccinazioni per i bambini del nido e delle scuole dell’infanzia.

Sia nella legge che nella circolare, per questi gradi scolastici si parla di vaccinazioni come requisito d’accesso, cioè per gli anni 2017/18

si permette di presentare entro il 10 settembre un’autocertificazione delle vaccinazioni ed entro il 10 marzo la certificazione formale della Asl. Se questi documenti non vengono presentati, la scuola ha 10 giorni per comunicare l’inadempienza all’Asl cui spetta il compito di relazionarsi con le famiglie non ottemperanti l’obbligo.

Dal 2019/20, continua la risposta del Ministero, quando si procederà all’iscrizione di un bambino o di una bambina alla scuola dell’infanzia

si dovrà presentare la documentazione formale della Asl, contestualmente all’atto di iscrizione. Senza questo documento la domanda di iscrizione non verrà presa in considerazione (quindi la domanda d’iscrizione decadrà direttamente).

vacciniUna maggiore tolleranza dunque del Ministero verso chi non adempirà all’obbligo nel 2017/2018, con la possibilità di frequenza dei bambini non vaccinati, ma nel 2019/20 per chi non sarà in regola l’iscrizione decadrà immediatamente.

 

MIUR: una circolare sulle vaccinazioni indirizzata a tutte le scuole, all’avvicinarsi dell’inizio del nuovo anno scolastico

ministero-istruzione-iscrizioni-scuola-2016-2017Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

ha inviato oggi alle scuole la circolare che contienele prime indicazioni operative per l’attuazione del decreto-legge n.73 del 7 giugno 2017, convertito con modificazioni dalla legge n. 119 del 31 luglio 2017, in materia di prevenzione vaccinale.

circolareLa circolare si apre con una premessa sulla legge e sulle sue finalità e prosegue con le indicazioni per le istituzioni scolastiche, a partire da quelle per la gestione della fase transitoria prevista per gli anni scolastici 2017/2018 e 2018/2019.

Le premesse

La legge – ricorda la circolare – intervenendo sull’obbligatorietà delle vaccinazioni, assicura a tutta la popolazione, in maniera omogenea sul territorio nazionale, le azioni dirette alla prevenzione, al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica. L’estensione della vaccinazione rappresenta, pertanto, un progresso nella tutela della salute della collettività e di ciascuna persona.
L’articolo 3-bis del decreto-legge, aggiunto in sede di conversione, stabilisce che, a decorrere dall’anno scolastico 2019/2020, dopo una prima fase transitoria, siano le Aziende Sanitarie Locali (ASL), una volta ricevuto dalle scuole l’elenco delle iscritte e degli iscritti sino ai 16 anni di età, a restituirlo con l’indicazione di coloro che eventualmente non risultino in regola con gli adempimenti vaccinali. Per la scuola dell’infanzia la mancata presentazione della documentazione attestante l’adempimento degli obblighi vaccinali comporterà la decadenza dell’iscrizione. Per i gradi di istruzione successivi non sono previste invece ricadute sull’accesso al servizio scolastico.

La fase transitoria

Per l’anno scolastico 2017/2018 e per il 2018/2019 valgono invece le modalità transitorie stabilite dalla legge e illustrate nella circolare, che potranno essere eventualmente semplificate in base ad accordi tra gli Uffici Scolastici Regionali e le Regioni, tramite le ASL, ciò al fine di agevolare le famiglie e le scuole. Alcune Regioni stanno infatti predisponendo azioni specifiche per semplificare la documentazione che le famiglie dovranno consegnare alle scuole sino all’anno 2018/2019 (dal 2019/2020 si passa alla semplificazione definita dalla legge).
La legge, come è noto, estende a 10 le vaccinazioni obbligatorie e gratuite per tutte le alunne e gli alunni di età compresa tra zero e 16 anni. E dispone l’obbligo per le Regioni di assicurare l’offerta attiva e gratuita, per i minori di età compresa tra zero e 16 anni, anche di altre 4 vaccinazioni non obbligatorie. All’obbligo si adempie secondo le indicazioni contenute nel calendario vaccinale nazionale relativo a ciascuna coorte di nascita. Il calendario vaccinale è reperibile al link fornito dal Ministero della Salute.

Le scuole hanno il compito di acquisire la documentazione relativa all’obbligo vaccinale e devono segnalare alla ASL territoriale di competenza l’eventuale mancata presentazione di questa documentazione. Per comprovare l’effettuazione delle vaccinazioni potrà essere presentata una dichiarazione sostituiva. In caso di esonero, omissione o differimento delle vaccinazioni, potranno essere presentati uno o più documenti, rilasciati dalle autorità sanitarie competenti (vedere la circolare in allegato).

Per l’anno scolastico 2017/2018, la documentazione dovrà essere presentata alle scuole entro il 10 settembre 2017 per le bambine e i bambini della scuola dell’infanzia e delle sezioni primavera (comprese le scuole private non paritarie), ed entro il 31 ottobre 2017 per tutti gli altri gradi di istruzione.

Entro 10 giorni da queste scadenze il dirigente scolastico sarà tenuto a segnalare alla ASL territorialmente competente l’eventuale mancata consegna della documentazione da parte dei genitori. La documentazione dovrà essere acquisita anche per le alunne e gli alunni che già sono iscritte e iscritti e frequentano l’istituzione scolastica.

Chi ha presentato una dichiarazione sostitutiva, entro il 10 marzo 2018 dovrà presentare la documentazione comprovante l’avvenuta vaccinazione. Per le scuole dell’infanzia e le sezioni primavera la consegna della documentazione vaccinale entro il 10 settembre 2017 è requisito di accesso.

Circolare Miur

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni

Il Consiglio dei Ministri il 14 gennaio 2017 ha approvato 8 delle 9 deleghe previste dalla legge 107/15. Si tratta di materie molto importanti e delicate, come l’accesso all’insegnamento, la valutazione degli apprendimenti, la riorganizzazione degli istituti professionali, l’inclusione e il sostegno agli alunni con disabilità, promozione della cultura umanistica, riordino della normativa scuole italiane all’estero, il diritto allo studio, il riordino del sistema educativo da zero a sei anni.

Tutte le novità dei nidi d’infanzia dopo l’approvazione della delega “Istituzione del sistema integrato di educazione e di sitruzione dalla nascita fino a sei anni”:

Governo: “Il provvedimento valorizza l’esperienza educativa dalla nascita a sei anni, con l’obiettivo di dare adeguata collocazione a tale esperienza all’interno del percorso di formazione della persona. Il decreto, tenuto anche conto dell’orientamento europeo, elimina la cesura tra i due periodi dell’infanzia, fornendo indicazioni e linee guida per servizi educativi e di istruzione di qualità”.

Gli asili nido diventano parte del percorso educativo, le insegnanti dovranno essere laureate (laurea triennale, provvedimento non retroattivo) e saranno coordinati a livello statale anche se gestiti dagli Enti locali come ora.

A questo scopo viene creato un Fondo (229 milioni all’anno) per l’attribuzione di risorse agli Enti locali.

La delega prevede un Piano di azione nazionale per l’attuazione del Sistema integrato che coinvolgerà tutto il territorio,  vedrà la costituzione di poli per l’infanzia per bambine e bambini di età fino a 6 anni, anche aggregati a scuole primarie e istituti comprensivi. I poli serviranno a potenziare la ricettività dei servizi e sostenere la continuità del percorso educativo e scolastico di tutte le bambine e dei bambini.

I poli saranno finanziati anche attraverso appositi fondi Inail (150 milioni).

È prevista una specifica governance del Sistema integrato di educazione e di istruzione. Al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca spetterà un ruolo di coordinamento, indirizzo e promozione, in sintonia con le Regioni e gli Enti locali, sulla base del Piano di Azione Nazionale che sarà adottato dal Governo.

Governo Gentiloni tra istruzione e sociale

gentiloniCon il nuovo presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, ci sono state nuove nomine per alcuni ministeri, tra questi quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Il nuovo ministro valeria-fedeliè Valeria Fedeli che andrà a sostituire Stefania Giannini, “colpevole” di aver voluto e sostenuto una riforma di grande impopolarità fra gli insegnanti.

Per quanto riguarda il sociale sono tanti i provvedimenti importanti che attendono un proprio compimento e di cui il nuovo presidente del Consiglio dovrà farsi carico.

terzosettoreRiforma Terzo Settore
Il governo continua a lavorare per mettere a punto i diversi decreti di attuazione della riforma, tanto attesa quanto articolata che riguardano il codice del Terzo settore, le reti associative e l’impresa sociale.

poverta-e-inclusioneLotta alla povertà e esclusione sociale
Un anno fa, con la legge di stabilità, il Governo si era impegnato a creare la prima misura strutturale e nazionale in Italia per il contrasto della povertà, creando un fondo dedicato e mettendo sul piatto risorse certe.

cittadinanzaCittadinanza
Martedì 13 ottobre 2015, la Camera ha approvato la legge che riforma i requisiti per la cittadinanza italiana, in particolare per i figli nati in Italia da genitori stranieri. La legge giace in Senato da circa un anno.

“In movimento”: l’immagine di copertina del VI rapporto ANCI-Cittalia
“In movimento”: l’immagine di copertina del VI rapporto ANCI-Cittalia

Accoglienza per i minori stranieri non accompagnati
La proposta di legge porta la prima firma di Sandra Zampa, vicepresidente della Bicamerale Infanzia e Adolescenza, è appoggiata e anzi richiesta da tutto il mondo associativo e dopo oltre due anni di stallo, il 26 ottobre 2016 è stata approvata dalla Camera. La proposta di legge ridisegna il sistema dell’accoglienza per i minori stranieri non accompagnati, da gennaio a oggi ben 20mila (record assoluto nella storia e in aumento del 55% rispetto al 2015).

lea-essenzialiNuovi LEA
Attesi da oltre 15 anni (l’ormai datato DCPM è del 2001), è iniziato solo lo scorso 16 novembre in commissione Affari sociali della Camera l’esame dello schema di decreto varato dal Governo per l’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza e del nomenclatore per le protesi ed ausili, dopo l’accordo in Conferenza Stato Regioni di settembre. Elena Carnevali (Pd) è la relatrice del provvedimento.

educatoriEducatori e educatori professionali
Il 21 giugno 2016 la Camera ha approvato la legge che disciplina le professioni di educatore professionale socio-pedagogico, educatore professionale socio-sanitario e pedagogista. Finalmente viene riconosciuto a 150mila educatori e pedagogisti un ruolo adeguato, valorizzato e qualificato. La legge prevede che per svolgere la professione di educatore ci vorrà la laurea e va a definire gli ambiti di intervento nel campo sociale, sanitario e sociosanitario anche in rapporto ad altre figure professionali. Il testo ha ripreso da poco il suo iter: è in VII Commissione, con la senatrice Francesca Puglisi come relatrice.

cyberbullismoLegge sul cyberbullismo
Il Senato l’aveva già approvata l’ormai lontano 20 maggio 2015, . poi a settembre la Camera l’ha modificata, così le “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”, sono tornate in Senato.

adozioniRiforma delle adozioni
Mercoledì 12 ottobre, con l’audizione di Silvia Della Monica, Vice Presidente della Commissione per le adozioni internazionali, la Commissione Giustizia del Senato ha chiuso l’indagine conoscitiva sullo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozioni ed affido. Purtroppo non ci sono stati aggiornamenti. Nessuna novità anche sul fronte Commissioni Adozioni Internazionali, che ha continuato a non essere riunita anche dopo la nomina alla presidenza di Maria Elena Boschi, nel maggio 2016.

tribunale-dei-minorenniTribunale dei Minorenni
La riforma della giustizia che porta il nome del ministro Orlando è stata approvata a marzo dalla Camera e ad oggi è ancora ferma in Senato. Essa prevede anche l’eliminazione dei tribunali dei minorenni a favore di sezioni specializzate all’interno dei tribunali ordinari. La petizione Fermiamo l’abolizione dei Tribunali per i Minorenni! ha già raccolto quasi 20mila firme per boicottare una riforma che promette una specializzazione che queste sezioni non garantiranno.

testamento-biologicoTestamento biologico
Il 7 dicembre la commissione Affari sociali ha adottato il testo base unificante le 15 proposte di legge sul testamento biologico, la relatrice è Donata Lenzi (pdl).

buona-scuolaDeleghe Buona Scuola
Nove le deleghe previste dalla Buona Scuola (legge 107/2015), fra cui quella per la revisione complessiva della fascia 0-6 anni, curata in particolare dalla senatrice Francesca Puglisi e la revisione del sistema sull’inclusione scolastica, del sottosegretario Davide Faraone.

famigliaFattore Famiglia
Esplicitata ufficialmente in più sedi e più volte riportata negli ultimi mesi dal premier e dal ministro con delega alla famiglia Enrico Costa. è atteso nel 2018 nell’ambito della riforma dell’Irpef per riconoscere alle famiglie vantaggi fiscali in rapporto al numero dei figli.
Fonte: Magazine Vita (per approfondimenti sull’argomento vedere sezione scuola)

Bambini Cittadini a norma di legge

Decreti, leggi, rapporti e petizioni: tracciamo un punto della situazione.

Durante uno dei miei pomeriggi dedicati alla ricerca, allo studio e alla informazione di tutto ciò che ruota intorno al mondo della prima infanzia, mi sono imbattuta sulla petizione lanciata dall’associazione ActionAid per chiedere a Governo e Parlamento di raggiungere l’obiettivo europeo di copertura degli asili nido per il 33% dei bambini tra 0 e 3 anni; di riformare il congedo parentale incentivandone l’uso da parte degli uomini; di rivedere gli investimenti per la cura all’infanzia e tenere conto della dimensione di genere nella nuova misura di contrasto alla povertà. Alla campagna fa seguito il loro rapporto “Sulle spalle delle donne” che pur spostando l’interesse sulla parità di genere tra uomo e donna in campo economico, evidenzia come la mancanza di nidi d’infanzia sul territorio italiano influenzi negativamente il tasso di occupazione femminile: In Italia infatti un incremento di solo l’1% nel tasso di copertura degli asili nido (pubblici e privati) determinerebbe un aumento medio dello 0,92% nel tasso di occupazione delle donne con almeno un figlio da 0 a 3 anni.

Ho firmato. L’ho fatto perché credo nei nidi d’infanzia come luogo di istruzione e crescita per i bambini, credo nella loro età tanto grande da poter imparare, nella loro forza di riuscire ad essere persone autonome se gliene viene data la possibilità. Credo che a prescindere dalla madre, se lavori o meno, ogni bambino deve avere la possibilità di vivere e integrarsi con una realtà più grande della propria famiglia; ciò che sono la scuola ed il nido.

Dopo aver letto il rapporto e firmato quella che è un’altra delle “giuste” petizioni, mi sono fermata un attimo per fare un quadro della situazione politica legislativa in materia di prima infanzia, un punto a norma di legge, perché tra i tanti traguardi auspicabili ci sono altrettante perplessità.

Dal sistema integrato dalla nascita fino ai sei anni, oggetto della legge 107 su cui il Miur pare stia già lavorando ai decreti attuativi, utili se vengono approvati entro il 16 gennaio 2017 come da delega, alla proposta di legge C. 2656 Disciplina delle professioni educative, nata dalla necessità di disciplinare, in coerenza agli indirizzi europei e internazionali, le professioni di educatore e di pedagogista, a La Buona Scuola, che afferma il diritto di tutte le bambine e dei bambini a pari opportunità di cura, educazione, istruzione, relazione e gioco (comma 181 lettera e) si evince ovunque un fermento e una volontà di riconoscimento dei diritti dei bambini in età prescolare.

giulia-orecchia

 

Ma quali sono i traguardi?

E cosa nascondono?

 

1) Il nido non sarà più un servizio a domanda individuale, ci sarà la compartecipazione delle spese da parte dello Stato assieme ai Comuni e alle Regioni. Questo passo riconoscerà istituzionalmente il nido assicurando a tutti i bambini il diritto d’istruzione e andrà a contenere i costi crescenti a carico delle famiglie.

Traguardo importante, ma sono molti a non credere che lo Stato così come gli altri Enti in questione possano trovare i fondi necessari per finanziare anche la gestione dei nidi. Non tutti i nidi potranno comunque beneficiare di questi aiuti, potranno avvalersi di queste risorse solo coloro che rientreranno in una lista di nidi accreditati. L’accreditamento è quel provvedimento con il quale le strutture autorizzate, pubbliche e private, ed i singoli professionisti che ne facciano richiesta, acquisiscono lo status di soggetto idoneo ad erogare prestazioni sociali e servizi per la prima infanzia. L’accreditamento dei nidi d’infanzia dovrebbe garantire la qualità didattica, un controllo della gestione del nido e la sicurezza della struttura, conforme alle norme in vigore. Purtroppo ad oggi, mi sembra molto lontano da un utilizzo così ampio, esaurendosi in un semplice controllo della documentazione fornita dai richiedenti e basandosi invece troppo sulle ristrutturazioni antisismiche. La sicurezza strutturale è innegabilmente importante ma penso che essa debba essere riformulata almeno per quelle zone che per posizione geografica non sono a rischio sismico. Se ciò non dovesse accadere saranno a rischio chiusura molti nidi che per ubicazione riconosciuta legittima dalle leggi regionali, ad esempio perché parte di un palazzo, non possono adempiere a lavori di questo tipo. La conseguenza sarà una perdita di nidi e posti di lavoro. Sempre legato all’accreditamento c’è poi una questione più tecnica che riguarda l’OTC (Organismo Tecnico Collegiale), il gruppo costituito dal Comune per la verifica dei requisiti dei richiedenti l’accreditamento, costituito dal Responsabile della struttura amministrativa competente e da almeno altre due figure esperti in materia educativa, con provata professionalità e formazione nel settore dei servizi educativo-pedagogici. Ad oggi nella mia regione, l’Abruzzo, non ci sono stati bandi pubblici per la ricerca di figure competenti per l’OTC, se non in pochi comuni. Procedimenti indispensabili per avere una trasparenza, in quanto si parla di risorse pubbliche, e per evitare qual si voglia caso di conflitto d’interesse.

Il sistema integrato 0-6 anni infine non è stato ben accolto dalla scuola dell’infanzia e dai suoi maestri in primis, preoccupati di vedersi retrocedere a semplici educatori. Altro che passaggio di testimone e compartecipazione alla crescita delle nuove generazioni. Il fatto sconcertante è che con grande probabilità ci sarà un aumento delle sezioni primavera, a scapito dei nidi e degli educatori professionali. A questo punto c’è da chiedersi chi è che gioca sporco? Certo non gli educatori, giocatori singoli ad un tavolo sindacale, che vedranno altri, non competenti per questa fascia di età (24-36 mesi), adempiere al loro lavoro.

2) Per lavorare nei nidi d’infanzia sarà obbligatoria la laurea in Scienze dell’educazione. L’educatore che lavorerà nei nidi sarà solo colui con la qualifica di educatore professionale socio- pedagogico.

Finalmente il tanto auspicato riconoscimento per una figura bistrattata quale è stata negli anni quella dell’educatore. Purtroppo però non era quello che in molti speravano all’inizio dell’iter della legge. Lungo il viaggio si è pensato bene di non unificare e rafforzare la figura di educatore, così tanto bisognosa, bensì di differenziarla tra educatore professionale socio-pedagogico ed educatore professionale socio-sanitario. Forse ad alcune Università non andava di perdere un corso di studi? Quello che la Disciplina non chiarisce è il valore di questa qualifica legata al possesso del titolo di studio: non sembrerebbe essere così obbligatoria. Dal trascritto, appare non obbligatoria la sua acquisizione tramite un corso universitario intensivo per chi già lavora ma non ha titolo. La differenza sembrerebbe solo nella nomenclatura: chi ha il titolo può presentarsi come educatore professionale, chi non lo ha come educatore. Coloro che, alla data di entrata in vigore della legge, hanno svolto l’attività di educatore per almeno 12 mesi, anche non continuativi, possono continuare ad esercitarla, senza potersi in nessun caso avvalere della qualifica di educatore professionale socio-pedagogico. La qualifica non ha un peso nemmeno per quanto concerne il livello e la posizione economica.

giulia orecchia

In questa giungla di interessi, il filo che unisce i soggetti chiamati ad un cambiamento nell’istruzione dei più piccoli sembra essere sempre più fragile.

 

Immagini grafiche di Giulia Orecchia

L’educazione della prima infanzia tra politiche sociali e livelli di governo

L’educazione passa attraverso una società istruita.

Illustrazione Giulia Orecchia

Tutti parlano di crisi dell’educazione e della necessità di porvi rimedio. Tanti auspicano cambiamenti, muovono nuove leggi a protezione dell’infanzia, al miglioramento dei servizi ad essi dedicati. Politica, sindacati, associazioni, coordinamenti, genitori, chiunque, tutti oggi vogliono essere partecipi e dire la propria. Ma come conducono questa loro volontà?
Come scriveva in un suo articolo Alain Goussot, noto pedagogo da poco scomparso, “sappiamo da tanta letteratura e da tanto tempo che la società educa e forma la persona, ma chi educa la società?”

La questione centrale dell’educazione oggi va spostata sul mondo degli adulti e la società gestita da loro (poiché non sono né i bambini né gli adolescenti che gestiscono l’organizzazione sociale, economica, politica e culturale). L’educazione riguarda il rapporto tra generazioni. Negli ultimi anni si è parlato molto e prodotto molto sulle tecniche e i metodi educativi, sulla didattica e le tecnologie formative, si sono anche fatte molte sperimentazioni interessanti in tanti contesti scolastici e formativi, ma nessuno si è veramente interrogato su come la società stava educando e formando le future generazioni, sul ruolo degli adulti, intendiamo il loro ruolo educativo, sulla preparazione pedagogica delle figure educative in senso lato: dai genitori agli insegnanti, dai formatori agli educatori, dagli psicologi agli operatori sociali ma anche dai politici agli opinion makers nei media della carta stampata e della televisione.

Schizzo Giulia Orecchia

Non stiamo lavorando per l’infanzia ma per l’aumento della conflittualità e dell’intolleranza, la disgregazione delle strutture di socializzazione e d’istruzione, in nome dell’individualismo e del potere.
Nell’analisi, che cercherò di fare da qui in poi sul mondo della prima infanzia, verrà messa da parte la pedagogia, la conoscenza didattica e formativa perché il problema si cela nella società e le sue politiche, chiamate a decidere del presente e del futuro dell’educazione, degli operatori, dei bambini e delle famiglie.
Sia la giustizia che le leggi devono, oltre che avere il compito di governare gli uomini, essere capaci di accompagnare i cittadini nel percorso che li porterà ad essere soggetti attivi di una comunità ideale.
Platone, filosofo greco che pose le basi del pensiero filosofico occidentale, pensava alla legge come alla condizione primaria di esistenza della comunità, soprattutto perché consapevole della “debolezza umana” e della necessità, affinché non si attui una disgregazione, di ancorarsi ad essa. Esse rappresentavano sia a livello politico che individuale la somma di più virtù, perché tutte risultano importanti per l’esistenza nel tempo dello stato: la sapienza, la temperanza, il coraggio.
Tale obiettivo deve tendere ad una educazione del cittadino, che deve partire sin dalla primissima infanzia, età importante per lo sviluppo umano, rendendolo amante e desideroso di divenire cittadino perfetto che sa comandare e ubbidire secondo giustizia […]

L’educazione della prima infanzia (Early Childhood Education and Care) è diventata negli ultimi anni una priorità politica di molti paesi. Una sempre più ampia ricerca riconosce che l’ECEC ha un impatto benefico su molti aspetti sociali:
– apprendimento
– integrazione
– diminuzione del rischio dell’abbandono scolastico
– futura occupazione.
I primi anni dei bambini sono quelli più formativi, in questo periodo di tempo si gettano le basi per ogni forma di apprendimento successivo, e se queste basi risultano solide sin da subito, l’apprendimento si rivelerà efficace e maggiormente predisposto al lifelong learning.
Il nido ha cambiato così immagine, diventando un servizio specifico per lo sviluppo della cultura dell’infanzia.
Come si arriva a renderlo tale?
Attraverso una programmazione. Il nido è un luogo dove ci si organizza per stare bene. Nei momenti della routine del nido, dall’appello alle attività, dal pasto al cambio in bagno e al sonno, viaggiano innumerevoli messaggi formativi, che aiutano nell’acquisizione dell’autonomia e nello sviluppo della personalità in rapporto non solo con se stessi ma con il mondo circostante.
Chi accompagna e supervisiona queste fasi?
Il team degli educatori.
Insegnanti capaci di ascoltare, di lasciare spazio alla parola e al gesto del bambino, il vero protagonista del “setting formativo”, ma anche capaci di raccontare e raccontarsi, per lasciar raccontare l’altro e invitarlo all’ascolto.
La legge 1044 parla di “personale qualificato, idoneo all’assistenza sanitaria e psico-pedagogica del bambino” ma nessuna norma si è mai interessata alla formazione e alla protezione di questi operatori che devono far fronte a un lavoro delicato e complesso: da una parte accompagnare lo sviluppo cognitivo, emozionale del bambino, dall’altra confrontarsi con il mondo genitoriale, che deve accettare di condividere con altri la responsabilità formativa del proprio figlio.
Il motivo di questa direttiva mancante è rintracciabile sia nell’ignoranza collettiva nei riguardi delle effettive potenzialità dei bambini più piccoli, sia negli effetti della medesima cultura retrograde che accomuna il ruolo dell’educatrice a quello di madre.
Solo da pochi anni si è avviato un riconoscimento della figura dell’educatore in termini di professionalità con corsi universitari che determinano le necessarie competenze, ma ancora con grande confusione in merito, come spiegherò nei prossimi articoli.

Illustrazione Giulia Orecchia

Nel nostro paese la situazione dei nidi d’infanzia è drammaticamente in ritardo rispetto alla media europea. Nonostante oggi sia mondialmente riconosciuta come una tappa fondamentale per lo sviluppo del bambino.